Vladimir Luxuria e "Le favole non dette". Un grande omaggio alla bellezza di Catania
Rappresentare a Catania il libro di Vladimir Luxuria “Le favole non dette”? E utilizzare la forma del reading, con la partecipazione di attori, musicisti, danzatori siciliani, e la realizzazione di "work in progress" audiovisivi?
Il progetto è allo studio. E si deve a un casuale incontro avvenuto nel periodo delle festività agatine tra l’artista e rappresentanti della Catania Film Commission coordinata dalla dott.ssa Giusy Balsamo. Oltre che all’ospitalità offerta dall’assessore Fabio Fatuzzo presso il Palazzo della Cultura.
La mise en scène sarà possibile solo dopo la presentazione ufficiale del volume alla Fiera del libro di Torino e si focalizzerà sulla “favola catanese”.
Luxuria ha parlato con arguta intelligenza ed eccezionale disponibilità del reading, del libro e di molto altro nel corso di un cordialissimo incontro cui hanno partecipato anche Rosanna Bertino (Film Commission) e Eleonora Salice.
- Vladimir, questo libro rappresenta la tua prima “opera” letteraria?
Credo di sì, perché in realtà quello che avevo scritto prima, “Chi ha paura della Muccassassina”, sempre per la Bompiani, era un testo un po’ autobiografico, saggistico. Mentre questa è effettivamente la mia prima vera prova letteraria.
- Cosa si può dire de "Le favole non dette"?
Quello che si può dire è che sono sei favole ambientate in luoghi fantastici ma molto riconoscibili. Ovviamente, ci sono delle caratteristiche da favola. Io posso scrivere, per esempio, che un palazzo cammina - perché è una favola -, che gli animali parlano ma, nella descrizione, i luoghi sono abbastanza dichiarati e facilmente riconducibili a sei città o luoghi d’Italia. Uno di questi è Catania. Tra Catania, Tremestieri e Taormina. La storia ambientata qui è originale. Io riscrivo in termini di favola il racconto che mi ha fatto della sua vita il mio amico Davide, di Tremestieri. Delle sei favole, tre sono originali e tre riscritture. Da “La sirenetta" e "Il brutto anatroccolo" di Andersen, e il "Pinocchio" di Collodi.
- Qual è il filo conduttore delle sei storie?
Il filo conduttore è il tema transgender. Il tema della trasformazione è il tema fondamentale della favola e delle favole in generale ("Le Metamorfosi" di Ovidio).
- Come è nata l'idea del libro?
L'idea non è mia, molto sinceramente. L'idea è nata da Elisabetta Sgarbi, sorella di Vittorio. Prima di partire per "L'isola" abbiamo firmato un contratto per un libro di favole (Bompiani). Io ho scelto la tematica, transgender! Appunto, l'idea della trasformazione, in positivo. E' come se una trans vivesse l'incantesimo fatto da una strega malvagia, di un principe che si è trasformato in rospo, però il rospo sa di avere un'anima da principe dentro e vuole liberarsi e aspetta la liberazione. Parlo di persone che vivono una condizione non liberata, del sentirsi imprigionate in un corpo che non appartiene loro. Ognuno vivrà nella magia disavventure, avventure, fino a che finalmente riuscirà a liberarsi. C'è sempre un lieto fine, quasi sempre (in un paio no)! Il racconto ambientato qui è il più a lieto fine!
- Il tuo rapporto con il mondo dell'infanzia?
Il mondo dell'infanzia è veramente fondamentale. C'è un film, "Ma vie en rose", di Alain Berliner, che per me è stato una grande fonte di ispirazione. Soprattutto nell'usare molto l'innocenza dei bambini. Ma tutto nel libro si lega a moltissimi altri temi. La natura, la tradizione, la nostra cultura, l'ecologia, l'animalismo...
- Catania in quale tematica o coloritura rientra?
La tradizione, la superstizione, e poi, questo lo posso preannunciare, la grande presenza dell'Etna..
- Nel libro si parlerà della festa di Sant'Agata...
Il mio amico mi raccontava di quando la madre lo portava a vedere la festa di Sant'Agata e, dal bagliore, dalla lucentezza dei suoi occhi capivo quanto era importante questa festa. Quindi ho detto: forse se parlo di questa città non posso tralasciare la festa. Poi, studiando Sant'Agata, mi sono venute tantissime altre idee, che si sono legate a Davide. Per cui ho pensato, forse la favola è un po' monca se non vado di persona a cercare di capire perché è così sentita questa festa. E sono venuta. Meno male! Mi è servito anche per correggere alcune cose che avevo scritto.
- Cosa non corrispondeva alla tua scrittura?
Alcune cose descrittive. E poi, sai, quando stai qui... mi ha colpito la frase di una signora "quest'anno mi pare che Sant'Agata sorrida di più". Non è facile capire.
- In che modo la festa si lega al tuo racconto?
Posso dirti le cose che mi interessano sulla festa. Sicuramente il contesto storico in cui Sant'Agata è connotata: il periodo delle persecuzioni. L'idea del sentirsi discriminati in quanto cristiani, del doversi nascondere per non rischiare la pena di morte. Questo è un contesto molto interessante per chi sa che ancora oggi in molte nazioni del mondo l'omosessualità è illegale, no? E poi la speranza, la preghiera legata a un voto, un cero. E' come se ci fosse un rapporto diretto con la Santa.
- Il tuo rapporto con la spiritualità, con la religiosità?
Io sono buddista. Ero cattolica, fino a che ho capito che non avevo spazio, almeno nella chiesa, perché mi avevano chiesto di reprimermi, in qualche modo. Non sono una persona anticlericale, nel senso che mi sento non in una posizione di attacco ma di difesa. Sono molto legata alle tradizioni, molto affascinata da tutto quello che riguarda le tradizioni. Sono contro l'omologazione, contro l'idea che un giorno avremo l'appiattimento culturale ovunque. Io sono una che in commissione Cultura si è data molto da fare per la questione del patrimonio immateriale da proteggere con l'Unesco.
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- Riguardo alla città, ci sono dei luoghi che ti hanno colpito?
Io credo che questo racconto sarà anche, sinceramente, un grande omaggio alla bellezza della città.
Perché, comunque, attraverso il racconto di questo ragazzo che un po' si perde camminando nella città si capisce che non è un caso, che non è solo perché il mio amico è nato qui che l'ho ambientato qui! Riguardo ai luoghi, si riconosceranno il Castello Ursino, con i suoi sotterranei, la piazza del Duomo, l'utilizzo della lava nell'architettura, il barocco. Insomma c'è tutta Catania, credo, anche se non sono catanese... Ci saranno il mare, l'Etna, i sapori, la storia, la musica, che è molto forte in questo racconto, perché Davide è una persona appassionata di musica, più di me. Ci saranno richiami alla tradizione popolare, quella che riguarda le donne che aspettano cantando il ritorno dei mariti dal mare. - Mi viene in mente un quadro che ho visto al museo di Acireale, l'autore è... me lo sono scritto: Saro Spina. - Poi Giuni Russo, Battiato…
- Hai visitato in questa occasione i luoghi che descrivi?
Il Castello Ursino è una "remembrance", come direbbe Wordsworth.
Tutti i luoghi che descrivo, comunque, li ho visitati.
- La tua scrittura si preannuncia molto "scenografica"...
Scenografica, evocativa, molto barocca. Non è una scrittura di favola per bambini, una scrittura semplice. Non è "c'era una volta un re che era molto infelice..." no, è un linguaggio un po' più alto, diciamo così, che un adulto può leggere a un bambino, spiegando. Anche perché uso molti termini tecnici riguardo alla festa.
Quello che mi piacerebbe fare di questo testo, se piace (incrocia le dita), è di seguire le orme di Charles Dickens, un autore molto citato nel mio libro, uno dei più sensibili narratori dell'infanzia. Fare, come si usava, dei reading, delle letture, accompagnandole con musica e danza. Anche per riprendere la cultura del narrare siciliana, dei cantastorie. Ovviamente senza più i quadri o i carretti, che sostituirei appunto con la danza e la musica. E poi, per ogni favola, mi piacerebbe la presenza della figura di chi è narrato ma che non fa nulla, sta semplicemente da una parte e guarda il pubblico.
- Dobbiamo ancora credere nelle storie, nelle favole?
Per me è molto difficile a volte distinguere il reale dall'irreale. Se penso alla mia vita, se qualcuno a diciotto anni mi avesse detto "tu diventerai parlamentare della Repubblica Italiana...” altro che favole, che Cenerentola! Oppure se potevo pensare, io che quando andavo in giro per le città mi sentivo urlare di tutto e di più, che un giorno sarei stata avvicinata dalle persone per ricevere tante strette di mano, tanti complimenti, tante belle parole!
- Hai avuto anche a Catania questa accoglienza...
Una rivoluzione.
- Cosa credi che abbia favorito tutto ciò. Prima non era così?
E' stato un crescendo, perché effettivamente succedeva anche prima dell'esperienza parlamentare. Credo di essere stata un po' fortunata. O comunque di avere aiutato la fortuna.
Io credo al Karma, credo che a ogni azione corrisponda una reazione e quindi... nulla è casuale, ho aiutato la fortuna, sì. Con la mia onestà, la mia sincerità. Quando la gente mi avvicina, fra l'altro, lo fa come se quasi non vedeva l'ora. Come quel ragazzo, quello studente, che oggi ad Acireale mi ha detto "io speravo di poterti incontrare un giorno in uno dei miei viaggi a Roma e invece ti ritrovo qui!"
- Quali sono i complimenti che ricevi con più frequenza e che ti fanno più piacere?
Soprattutto quelli sull'intelligenza, sul coraggio, sull'onestà. Molti per esempio, quando ero parlamentare, mi dicevano "anche se sono del partito diametralmente opposto al tuo devo farti i complimenti per l'onestà dei tuoi ideali". Poi con "L'isola dei famosi" finalmente questa gente ha potuto trovare il pretesto per votarmi! Nove milioni di telespettatori...
- Un grande successo...
Sì. Ma l'esperienza dell'isola, la mia permanenza lì, che molti e molti hanno criticato, mi è stata molto utile per il libro, utilissima!
- In che modo?
Mi ha aiutato molto lo stare lì ore e ore solo con il mare. Il contatto con la natura, gli animali, senza nient'altro. Senza il cellulare, senza il quotidiano, la stampa. Non potevo diventare anacoreta e questo era quindi l'unico modo per provare un'esperienza del genere. Anche se all'idea della fame, o di stare tutta la notte bagnati, sotto la pioggia... Ho creduto di rivivere l'esperienza di tanti nostri antenati, non so come dire, di quelli che non avevano la casa, il pane. Io penso che tutte le persone intellettualmente curiose non possono che trarre profitto da una esperienza così. E poi, o parti per questa esperienza dicendo 'voglio fare televisione, voglio più popolarità' oppure parti dicendo 'voglio elaborare tutte le esperienze che vivrò lì, compresa la fame, o il capire anche tecnicamente come funziona un reality. Riguardo alla fame, invece di lamentarmi come facevano tutti gli altri, io dicevo 'scusate, ma cosa pensavate di andare al Grand Hotel?' Trovavo importante ragionare, chiedermi 'cosa sto provando fisicamente in questo momento?'
- Tu per quale motivo l'hai fatto?
L'ho fatto... perché l'ho fatto? Allora, uno, per curiosità. Curiosità di provare questa cosa in prima persona. Due, perché comunque era un grande mezzo che ci usa ma può anche essere usato, no? Tre, anche per l'esperienza della convivenza forzata, del mettersi alla prova. Questo perché avevo anche bisogno di una cosa shock per me, che uscivo fuori da questa cosa della politica. Due anni nella politica, nel palazzo. Mi sono detta: cambiamo!
- E' stata un'esperienza che ti ha dato molto?
Molto di più di quanto mi potessi aspettare. E dalla quale sono uscita vittoriosa sotto tutti i punti di vista. Con la stima delle persone, bipartisan, con più credibilità politica di prima! Io sabato andrò a una trasmissione in cui si parlerà di diritti civili. Mi chiamano sì per commentare le dichiarazioni di Al Bano ma mi chiamano anche a Annozero.
- Segui la televisione?
Non tanto. Io seguo molto la radio, mi piace molto. La televisione mi ipnotizza troppo. Però alcune trasmissioni le seguo
- Quali?
Quelle di approfondimento giornalistico, le solite Annozero, Ballarò...
- Seguivi L'isola dei famosi?
Molto meno di tanta gente che ha criticato la mia decisione di andarci e che poi ho scoperto che la vedeva, la conosceva più di me! Come reality, L'isola era l'unico che mi interessava. Io non avrei accettato altri reality. Non avrei accettato Il grande fratello, La talpa (che mi era stata proposta). Mi interessava proprio L'isola.
- Per i motivi che hai già espresso...
Sì, perché non era un luogo chiuso, stavi a contatto con la natura. C'era anche la questione della resistenza fisica che mi interessava molto. E anche perché era condotto da Simona Ventura, dico proprio la verità.
- Qual è il tuo rapporto con il cinema? I tuoi esordi sono stati con Carmine Amoroso?
Sì, con lui, "Come mi vuoi" è un film del '94 con Lo Verso, Vincent Cassel, bello, veramente avanti rispetto ai tempi. I film di cui io sono orgogliosa sono tre: uno si chiama "Ponte Milvio", di Roberto Meddi, che non ha avuto neanche distribuzione, però veramente sarebbe da mandare nelle scuole adesso, perché parla anche dell'immigrazione. Poi "Come mi vuoi" di Carmine Amoroso e Mater Natura
- che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e critica a Venezia...
Sì. Gli altri sono stati diciamo camei, piccole cose più o meno riuscite, finora!
- La scrittura è uno dei mezzi, degli strumenti artistici, in cui ti riconosci di più?
E' un po' a periodi. In questo periodo mi riconosco molto nella scrittura. Sto facendo molte ospitate televisive, ma in questo periodo non c'è niente che mi dà più soddisfazione di scrivere.
- Al secondo posto?
Il teatro.
- C'è qualche progetto a breve termine?
Io ho un sogno nel cassetto che è Eldorado (un testo sul nazismo e la transessualità). L'ho già presentato alla SIAE. L'ho anche consegnato ad alcuni produttori, aspettiamo un pochettino...
- Grazie, ci hai regalato tanto
L'ho fatto molto volentieri.
(e con quanta eleganza)
Intervista e foto di Angela Maria Impastato.
( L'ultima foto in basso è di Eleonora Salice) L'intervista è stata realizzata a Catania il 5 febbraio 2009
*Il testo è pubblicato in versione ridotta sul periodico Box