Tante biblioteche in una di oltre 210.000 volumi

 

Ursino recuperoLa Biblioteca civica trova origine dall'incameramento da parte dei Demanio dello Stato nel 1868, e successivamente ceduta all'Amministrazione comunale, dell'antica Libreria dei monastero di San Nicolò l'Arena, fondata da Vito Maria Amico e Nicolò Maria Riccioli nella prima metà dei '700 e dalle "Librerie" delle altre congregazioni religiose catanesi soppresse.
Nel 1925, poi, alla morte dei barone Antonino Ursino Recupero, il Comune ereditò la sua biblioteca ricca di circa 41.000 volumi.
Le Biblioteche Riunite Civica e A. Ursino Recupero" vennero costituite in ente morale nel 1929 e occupano gli originari locali della libreria benedettina, dei museo e del refettorio piccolo della zona nord dei monastero. Negli anni, sono confluiti vari lasciti e acquisizioni. A partire dalla metà dei secolo scorso, la Biblioteca raccoglie, prevalentemente, materiale bibliografico di interesse locale e siciliano, per oltre 210.000 volumi. Sono patrimonio della Biblioteca, inoltre, codici miniati, manoscritti, pergamene, incunaboli, cinquecentine, fogli volanti, disegni, giornali e periodici.
Dopo un periodo di stasi, l'istituzione ha programmato un puntuale restauro delle strutture edilizie e di arredo, nonché dei patrimonio librario più antico; nel contempo, è stato messo allo studio un progetto di ammodernamento di alcune strutture funzionali per soddisfare le sempre maggiori e articolate richieste degli utenti.
Le Biblioteche Riunite Civica e A. Ursino Recupero", oltre che avvalersi in un prossimo futuro delle più moderne e sofisticate tecnologie informatiche, odierno strumento di comunicazione dei sapere, continueranno sempre più ad essere museo vivo e aperto di "vecchi" libri.
La disponibilità delle facoltà di Lettere e di Lingue straniere dell'Università di Catania che occupano i restanti locali dei monastero benedettino, infine, consentono alla Biblioteca, grazie alla sensibilità dell'Amministrazione comunale, di essere promotrice e ospite di numerose manifestazioni di varia natura oltre il ruolo istituzionale.

Rita Angela Carbonaro - Direttrice delle Biblioteche Riunite Civica e A. Ursino Recupero

<

Il Fondo librario originario appartenne all'ex Monastero benedettino di S. Nicolò l'Arena e s'inquadra nel movimento di rinnovamento promosso a Catania da Giacomo De Soris, abate del suddetto convento nel secolo XIV.
Una data certa che indica un fondo di libri a disposizione dei monaci, è il 1329. L'ipotesi secondo cui anche il monastero avrebbe avuto uno Scriptorium non si può escludere. Manoscritti di varie provenienze ed altri chiesti in prestito per la duplicazione, con i primi libri a stampa, costituirono il seme di quella grande collezione che aumentò di molto nel secolo XVII

 

 

 

<

 

Nel 1550, la Biblioteca della Comunità divenne tanto ricca, che il famoso Girolamo Zurita, cronista del Regno di Aragona e storico di re Alfonso, venuto in Sicilia per attingere alle fonti della istoriografia aragonese, trovò in essa, non solo di che studiare, ma anche codici rarissimi e pregevoli da portare seco in patria. Fra i codici dell'Escurial, molti hanno la nota di possesso del Monastero, come i due famosi manoscritti greci, uno della Passione di S. Agata e De' Quaranta Martiri, l'altro della vita di S. Leone, vescovo di Catania.
Nel 1593 l'Abate Romano Giordano pose la prima pietra della Biblioteca e l'opera ebbe termine nel 1629 per le cure dell'Abate Gregorio Motta. La Biblioteca fu sì grande che superò ogni altra esistente in Catania. Distrutta durante il terremoto del 1693, molti codici ed opere rare andarono perduti. Rialzate le mura dell'abbattuto Cenobio, si ebbe premura di elevare la nuova Biblioteca, che già nel 1733 contava 4600 volumi e un buon numero di codici.
Nel 1743 i monaci pensarono di destinare ad una più vasta biblioteca la grande sala del loro refettorio e dell'antirefettorio, ma l'umidità dei nuovi locali rovinò molti libri, per cui "con grave spesa" trasportarono la biblioteca in una novella sala ed antisala ultimata nel 1770 ed inaugurata tre anni più tardi.

 

 

<

Il Riccioli, a proprie spese, formò la Biblioteca che volle realizzata dal genio di G.B. Vaccarini. In questo gioiello architettonico, noto comunemente come "Sala Vaccarini", la luce che penetra dalle finestre laterali illumina uniformemente le pareti, lungo le quali si distendono i ricchi scaffali in legno in cui sono ordinati, ed all'interno per formato, i libri. Al ballatoio, pure in legno, che corre lungo l'ordine superiore degli scaffali, separati l'uno dall'altro da comode panche, si accede con una suggestiva scaletta lignea, situata a destra, dietro gli scaffali nella parte inferiore.

<

Al di sopra della cornice, che contermina le librerie, corre una serie di
dodici medaglioni incorniciati contenenti ritratti di santi dell'Ordine benedettino.
Un ricco cornicione policromo determina la volta, ripartita a grandi riquadri,
affrescata dal Piparo che le Virtù, le Arti e le Scienze volle rappresentarvi
La bellezza di questa Sala è completata dalla pavimentazione coeva
realizzata in ceramica di Capodimonte. 

 

 

 

 

 

 

<

 


Per interessamento del Priore P.D.Ma Scammacca, bibliofilo raffinato, assistito da studiosi e valenti benedettini ed, in particolare, da V.M.a Amico, la Biblioteca rifiorì a nuova vita e si arricchì di preziose raccolte di manoscritti, anche miniati, pervenuti in dono o acquistati. Molti monaci, alla loro morte, legarono i propri libri alla Biblioteca del monastero tra i quali, oltre ai già citati (Riccioli, Scammacca, Amico) anche E Della Valle, C. Bonanno, A. Francica, V.M.a Tedeschi, G.A. Paternò, E. Guttadauro, L. Corvaja, F. Tornabene, L.T. Della Marra, G.B. Dusmet con il quale "anche la vita intellettuale non aveva soste... ", e molti altri.


Nel 1848 constava di 12.000 libri che, nel 1866, diventarono 80.000. Il materiale librario era collocato per materia e schedato per nome d'autore (solo nel 1858 è realizzato il primo catalogo per cognome). I manoscritti erano divisi in membranacei e cartacei, gli incunaboli erano collocati per anno dal 1469 al 1500.
In seguito alle leggi eversive (1866) la Biblioteca benedettina divenne Biblioteca comunale e destinataria dei 20.000 volumi delle disciolte congregazioni religiose catanesi (1868). Sfrattati gli ultimi 46 monaci (1867), i libri rimasero in preda all'umido ed ai vandali fino al 1872.

 

Fregio

 

Nel 1914 fu acquisita la biblioteca di M. Rapisardi, ricca di 3.565 volumi (manoscritti e a stampa), 3.800 lettere, cimeli, quadri, mobili (che erano nel suo studio) e che s'identificarono, per il tormentato Poeta, con il vincolo terreno più fedele e più caro.
Nel 1925 la Biblioteca si arricchì dell'importante e preziosa raccolta libraria e documentaria del bibliofilo A. Ursino Recupero, lasciata per testamento al Comune ed insieme all'Università, e comprendente circa 41.000 pezzi di carattere prevalentemente catanese e siciliano. Le due Biblioteche, costituite in Ente Morale con R.D. 11.5.1931, si riunirono con il trasferimento della Ursino Recupero presso la Comunale nel 1933.

 

 

<

Dal 1931 ad oggi moltissimi altri fondi hanno arricchito le Biblioteche Riunite Civica e A., Ursino Recupero, (è questo il nome assunto dall'Ente nel '31):
Ursino Trombatore, Geraci, Cinaselli, S. Fiducia, N. Fallico, U. Galante. Scammacca, Perrotta, G. Mirone. V Giuffrida, D'Alessandro Falzone, Lo Presti, Vigo-Rouxel, Granata, Giacomini, E Pezzino, il carteggio Casagrandi, i disegni di C. Sada, le carte rapisardiane di A. Tomaselli, C. Maugeri, E. Ferrante, A. Recupero, il Fondo musicale del Maestro Santonocito ed altre acquisizioni che continuano ancora oggi.


La biblioteca, oltre ad una dotazione libraria composta da circa 210.000 volumi, possiede volumi ed opuscoli a stampa del secoli XVIII-XX, 1696 pergamene (secoli XII-XIX), circa 2.000 manoscritti (tra i quali figurano numero codici), oltre 4.000 lettere, circa 2.000 disegni, 132 incunaboli, circa 4.000 cinquecentine, alcuni erbari del'700, circa 600 fotografie, un migliaio di stampe e fogli volanti, più di 4. 000 periodici, in gran parte estinti.

 


Realizzato con il contributo del

FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano - Delegazione di Catania
Recapito postale: via del Roveto 7 - 95126 Catania Fax. 095 497599