Elenco reperti etno-antropologici
SALA I
Teca A 1
COLLARE
CUDDARU
Elemento anulare ferma albero ha la forma di un colletto ed è utilizzato per fissare al banco di prua della barca l'albero maestro che doveva reggere antenna e vela. Ogni barca aveva il proprio collare fatto su misura.
GUARDAMANO CON AGO
VADDAMANU
Attrezzo salvamani di cuoio utilizzato per proteggerle quando si cucivano i ferzi delle vele.
Teca A 1I
BUSSOLA di rilevamento degli anni '30. Da notare l'alidada una fessura che serve ad inquadrare un punto fisso per calcolare sulla carta nautica la posizione della barca.
LOG SOLCOMETRO
Uno dei primi strumenti meccanici per la misurazione della velocità in miglia marine dei natanti. Il solcometro da traino consiste in un'elica metallica rimorchiata da poppa mediante una sagola speciale, che registra la distanza percorsa su semplice contatore. È meno pratico da leggere ma meno esposto ad avarie rispetto a quello fisso.
CANNELLO E AGHI
CANNOLU E AUGGHI
Nel cannello venivano conservati gli aghi utilizzati per costruire o riparare le reti che, prima di essere realizzate a macchina, venivano tessute a mano.
AGHI
AUGGHI
Aghi di varie dimensioni, fatti di legno o di osso di pesce spada, servivano per cucire le reti e per fabbricare le nasse.
FELUCA TUNISINA
Modellino di una feluca, un veliero piccolo e veloce, donato al museo in occasione di un gemellaggio. Le feluche, utilizzate verosimilmente sin dal Cinquecento, erano munite di albero alto circa venti metri, chiamato antenna sulla cima del quale, ad un metro dal culmine, prendeva posto un osservatore, che rimaneva di vedetta per alcune ore saldamente legato per evitare di cadere ed utilizzando frasi convenzionali, rimaste immutate per secoli ( un tempo parole greche, poi tipiche espressioni dialettali) avvistava il pesce spada da pescare. Le barche- osservatorio si chiamavano così prendendo nome dalla feluca, un'imbarcazione commerciale; esse non avevano alcuna attrezzatura di navigazione, essendo destinate allo stazionamento, ormeggiate lungo il percorso degli spada in specifiche "poste". Operavano di solito in coppia.
Vetrina A III
FOGLIO DI RICOGNIZIONE
Documento rilasciato dalla Marina mercantile Italiana, nel 1893 necessario per esercitare l'attività di pescatore; di solito veniva dato a persone appartenenti a famiglie di pescatori che avessero compiuto almeno tredici anni, dava ai ragazzi la possibilità di poter espletare, in seguito, il servizio militare in Marina.
FISCHIETTO
Speciale strumento metallico che serviva a produrre fischi melodici con i quali il nostromo di una nave a vela comandava i nocchieri a prua per la manovra della velatura.
VIBRATORE SEMIAUTOMATICO
Strumento degli anni '40 utilizzato per le trasmissioni Morse.
BOZZELLO
BUZZEDDU
Bozzello termine derivato dal francese bosse (bozza); è una carrucola con una o più pulegge, serviva per alzare le vele, mettendone due si componeva il paranco.
FIOCINA
FISCINA
Le fiocine sono attrezzi da lancio per prede medio-piccole. Ne esistono vari tipi: quella a sette denti lunghi una trentina di centimetri, adatta alla cattura di mole ed aguglie imperiali, una con denti lunghi una decina di centimetri per cefali e pesci isolati, sino a quella con dentatura fitta per aguglie, costardelle ed altri pesci da branco.
Usate per pescare di giorno ad occhio nudo in acque limpide, quelle con i denti fitti di notte con specchio e lampara per pescare "ad asta perduta". Ad Ognina vi erano alcune famiglie di "fiscinara" che pescavano con la fiocina, tra queste i Tudisco.
Le antiche fiocine erano realizzate da esperti "ferrara" con una procedura complessa, dato che ciascuna coppia di denti, a partire dalle due estremità esterne, era ricavata da un'unica barretta piegata a ferro di cavallo, sagomata e collegata con la successiva coppia più interna.
GIACCHIO
RIZZAGGHIU
Il termine siciliano deriva dal lat. Retiaculum dim. di rete
È una rete rotonda, piombata al perimetro ed inguainata con una cordicella. Veniva lanciata in acqua in modo che ricadesse aperta ad ombrello e giunta sul fondo si chiudeva tirando lentamente la corda in maniera da trattenere i pesci. Molto usata in passato, è presente anche nelle decorazioni del vasellame di epoca greca. Oggi è pressoché fuori uso.
VELA LATINA
LATINEDDU
Piccola vela in dotazione alle barche da pesca fino agli anni '50. La vela latina fu introdotta nel Mediterraneo orientale intorno al II sec. d. C. da arabi provenienti dal Golfo Persico e rappresentò un miglioramento nella navigazione. La vela quadra utilizzata in precedenza permetteva di navigare solo col vento in poppa, mentre con le strutture della vela latina-un lungo pennone inclinato fissato all'apice di un albero reclinato in avanti- la nave poteva prendere il vento su entrambi i lati. La possibilità di bordeggiare aumentò notevolmente la manovrabilità delle imbarcazioni a vela. La vela latina è utilizzata nelle feluche del Mediterraneo e suidhow arabi.
BOMBOLA
Veniva utilizzata per caricare la lampara con il petrolio.
LAMPARA
Termine che indica sia l'insieme di reti ed attrezzi che, usati unitamente alla luce, vengono adoperati nella pesca notturna sotto costa sia la grande lampada a petrolio che, grazie alla sua luminosità, attira i pesci e ne consente la pesca. Veniva alimentata con il petrolio e precedentemente con l'acetilene, un gas incolore ed inodore (composto di carburo di calcio ed acqua), che veniva messo in un piccolo serbatoio sul quale una fiammella produceva una luce fioca. Il gas bruciando lasciava come residuo un prodotto biancastro chiamato cabburru, che veniva depositato sempre sugli stessi scogli che assumevano così una colorazione biancastra dando il nome al cosiddetto " scoglio bianco". Oggi si utilizzano gruppi elettrogeni.
MANUZZE E FUSO
Sono supporti che consentono a poppa della barca di fare girare il fuso, un arcaico rullo che permetteva di issare le reti senza strofinarle sulla soprammessa (suprasola), la parte superiore dell'imbarcazione.
SALA 2
RETINO
COPPU
Attrezzo composto da un anello metallico e da una rete a sacco nel quale vengono inseriti dei frammenti di granchi e ricci come esca per la cattura in prevalenza di labridi.
GRANDE RETINO
CUPPINU
Attrezzo essenziale per la cattura di piccoli pesci in prossimità della barca, costituito da un cerchio metallico con reticella, all'estremità di una lunga asta di legno o manico.
FIOCINA
FISCINA
Attrezzo usato per pescare di giorno ad occhio nudo in acque limpide, di notte con specchio e lampara girando per il mare alla ricerca di pesce da arpionare. Ad Ognina vi erano alcune famiglie di "fiscinara". La fiocina è usata da un singolo pescatore, armata di denti che penetrano nelle carni della preda e costruita in modo tale da trattenerlo al momento della cattura. È possibile catturare anguille, molluschi, crostacei, cefalopodi.
ATTREZZO PER LA PESCA DEI "MUCCUNI"
MUCCUNARU
L'attrezzo è costituito da una serie di piattini, "cuppini pe' muccuni" dove veniva legata l'esca costituita da un pezzo di carne di cavallo o una sarda o altro. Il termine "muccuni" si utilizza per indicare alcune conchiglie quali i murici ed il tombolino o lumachino.
Alcune specie appartenenti a questa famiglia, come il Murex brandaris ed il Trunculariopsis trunculus, vennero usati nell'Antichità per produrre la porpora. Nello stomaco di questi molluschi, infatti, è presente un umore giallo che, a contatto con la luce del sole, diventa violetto e può essere usato per la colorazione delle stoffe. Occorrono grandi quantità di molluschi ( 8000 per un grammo di porpora) ecco perché le stoffe erano pregiate e potevano essere appannaggio di pochi.
Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia narra del proverbiale cattivo odore che si sentiva anche a chilometri di distanza mentre si navigava lungo le coste dell'Africa del Nord. Grandi quantità di questi molluschi pescati venivano messi a macerare al sole sulle coste sabbiose per tre giorni; il ricavato veniva bollito per altri dieci giorni all'interno di vasi di piombo. Recentemente gli archeologi hanno ritrovato alcune collinette formate dai gusci macerati di questi molluschi, cioè dei prodotti di quella che doveva essere davvero una produzione "proto industriale" .
I Muricidi sono carnivori, si cibano di altri molluschi, perforandone il guscio con una sostanza acida che secernono dalla bocca, oppure di pesci morti.
Nel Mediterraneo sono presenti circa trenta specie di Muricidi.
Con il termine muccuni si intendono:
murice comune murex brandaris m.cchî pizzi
Ginocchiello murex trunculus m. i scogghiu
Natica millepunti neverita millepunctada m. lisciu
Piè di pellicano aporrais pes pellicani
Tritone Triton variegatum m. i rrina
Ranella gigantea m. rossu
Purpura ericacea m. rrizzu
GALLEGGIANTE
SÀLIMU
Era costituito da un insieme di sugheri, oggi sostituiti da prodotti fabbricati da polistirolo o altro. La loro funzione era quella di collocare la menaide (tratta) alla profondità desiderata consentendole di adagiarsi in superficie, a mezzofondo o a toccafondo.
TECA B I
POLPARA
PUPPERA
PRUPPARA
nel messinese
È una speciale lenza destinata alla cattura di polpi, costituita da un filo alla cui estremità si trova il vero e proprio attrezzo che serve per pescare; se ne adoperano due diversi tipi uno per la pesca dalla riva, di solito anche dentro il porto radente alla banchina ed uno per la pesca da fondo dalla barca. Il primo è costituito da una tavoletta, lunga una decina di centimetri che reca alla base tre-quattro grossi ami ed utilizza come esca qualcosa di bianco, un pezzo di sarda o una pezza oppure una zampa di gallina. La polpara di fondo è costituita da una triplice serie di tre ami ciascuna, saldati l'uno sull'altro su un tondino di ferro di tre, quattro mm. di diametro, lungo una quindicina di centimetri. Le tre barrette di ami sono unite in modo da formare una sorta di tripode, su cui sono quindi complessivamente infissi nove ami. All'interno di tale struttura si lega un piccolo pesce chiaro chiamato il cirimiro che ne costituisce l'esca. Il polpo di scoglio viene pescato solitamente con la fiocina; esistono anche i polpi di fango che si trovano a qualsiasi profondità ma in quantità inferiore a quelli di scoglio.
Il polpo muta il suo colore a somiglianza del luogo per mimetizzarsi in caso di pericolo e la sua presenza può essere individuata solo dagli occhi e dagli indizi lasciati quali gusci di conchiglie che quando sono aperte vengono aggredite dai polpi. Il polpo è un animale solitario che passa la maggior parte del suo tempo all'interno della sua tana, di solito un minuscolo anfratto, cerca le sue prede durante la notte ed il crepuscolo. Si accoppiano d'inverno e depongono le uova in primavera; esse si schiudono dopo cinquanta giorni.
La femmina depone le uova in lunghi cordoni fissati alla volta delle tane e le custodisce per uno, due mesi, non si nutre e spesso muore dopo la schiusa.
LONTRI
ONTRI
Il termine deriva forse da lontro, luntru, un'imbarcazione idrodinamica che serviva per pescare il pescespada. Sono attrezzi usati per la pesca dei cefalopodi (totani, calamari e seppie) che sono attirati dal luccichio; di dimensione e forme diverse a seconda della specie da catturare. È una lenza munita di un particolare tipo di terminale, costituito da molti aculei, riuniti a forma di corona alla base di un "manico" o "manubrio" di piombo. Intorno a questo si mette un pezzetto di pesce salato o una pezza bianca. Sono utilizzati i più fantasiosi sistemi di innesco che vanno dal sego ai materiali fluorescenti di vario colore e potenza. La pesca di totani e calamari presuppone l'uso di una fonte luminosa, anche se molto debole ( si utilizza di solito uno stoppino alimentato a petrolio) per attirare in superficie la preda che dimora in alti fondali. Sulla base di tale principio si sono diffusi micidiali arnesi, il cui "manico" è costituito da un tubetto metallico che reca all'interno una lampadina alimentata da batterie, in grado di produrre una luce intermittente, che serve ad attrarre il totano direttamente sull'esca. Esiste anche una potente fonte luminosa, una torcia in un involucro di stagno che viene calata a 500-1000 m. di profondità e riportata in superficie con un sistema di appositi arganelli elettrici dotati di riduttore di giri, tanto che l'intera operazione può durare anche mezz'ora. Questo fa sì che i totani, anche di dimensioni considerevoli, vengono attratti in superficie e pescati con gli attrezzi tradizionali.
LENZA
PER 'U TUNNACCHIU
Lenza innescata con una piuma per la pesca alla traina del tonno giovane. La "filosa", consistente in una lunga lenza con una ventina di ami, innescati allo stesso modo con piume ed utilizzati sempre per la pesca alla traina di "tonnacchioli". Ha la particolarità di disporre di una doppia zavorratura con un piombo di pochi grammi in prossimità della superficie ed uno di circa 700 grammi sul fondo.
LENZA BBULLINTINU
Lenza utilizzata prima dell'invenzione del nylon (1937) realizzata intrecciando il crine del cavallo.
DIAMANTE DELL'ANCORA CROCCU
Questo attrezzo serve per sollevare la corda che tiene legate le nasse oppure per raccogliere una rete dispersa.
ANCORA
FERRU
Probabilmente da quando non si fece più uso dell'ancora litica venne utilizzato il "rampino". È costituito da un fuso, alla base del quale vengono fissati quattro robusti uncini, simili ad enormi ami, destinati a far presa sul fondo. Gli uncini o "marre" possono essere o meno provvisti da "unghie" di ritenzione. Sulla sommità del fuso vi è un anello idoneo a legarvi la cima dell'ormeggio.
TARTANONE
TATTARUNI
Il termine, che deriva da tartana, un tipo di imbarcazione, indica una piccola rete a strascico tirata a mano dalla barca da una posizione fissa, utilizzata per la pesca radente sottocosta.
LIBANO
LUBBANU
Termine derivato all'arabo liban che indica canapi di giunco o di sparto o di ginestra usati su piccoli bastimenti negli allevamenti di mitili e similari. I marinai chiamano così qualsiasi pezzo di corda doppia; serviva per tirare il tartanone. Un segnale di stoffa ed una cordicella venivano collocati ogni dieci metri per assicurare il corretto parallelismo dei due lati della rete. Era realizzata con l'erba tagghiamanu, una graminacea molto resistente che veniva intrecciata per realizzare corde a più trefoli.
RETE PER LA PESCA DELLE CASTAGNOLE
MUNACIDDARU
Attrezzo, non più in uso, utilizzato per la pesca delle castagnole ( munaceddi), pesci piccoli di colore marrone con macchie nere. Costituito da un cerchio metallico al quale era agganciata una rete a sacco che era sostenuta da tre corde, veniva appoggiato ad un'asta che fuoriusciva dalla barca; con grande perizia veniva introdotto al centro un filo che reggeva una tasca metallica dove veniva riposta l'esca, chiamata aranciera da coloro che vi collocavano pane bagnato con succo e pezzi di arancia; essa veniva fatta ondeggiare per attirare i pesci.
TECA B II
LANTERNA
LUMI DI CARRETTU
CAMPANEDDA
Lampada a petrolio anticamente utilizzata per la segnalazione notturna durante le battute di pesca. Anticamente alcuni giunchi o listelli di canna, opportunamente piegati sul sughero, in diagonale tra loro, formavano una struttura ad arco, all'interno della quale veniva utilizzata una campanella, che serviva da richiamo sonoro, specialmente di notte, tanto per i pescatori che dovevano ritrovare il punto, che per coloro che transitavano ignari nella zona. In seguito al posto della campana, sotto la struttura ad arco, in genere metallica, si applicava una lanterna a petrolio.
CONCHIGLIA CHARONIA LAMPAS
Di solito con il termine Bbrogna si intendeva una conchiglia, la buccina triton nodiferum, che veniva utilizzata per vari scopi: i pescatori la utilizzavano come segnalatore soffiandovi dentro dopo aver tagliato l'apice quando vi era buio o nebbia; i bambini come giocattolo, il vaccaio per richiamare gli armenti, il mugnaio o il padrone dell'oleificio per richiamare i clienti.
La conchiglia esposta apparteneva ad un pescatore di Ognina Giuseppe Tudisco nato nel 1876 ed è stata donata dalla figlia Angela.
SASSOLA
Questo arnese veniva utilizzato per liberare le barche dall'acqua, che veniva sgottata con l'ausilio delle spugne; oggi si provvede elettricamente.
PICCOLE MANI MANUZZI
Supporti che consentono di far girare il fuso su cui scorre la rete mentre viene issata a bordo.
SPUGNA
Esemplare di scheletro di alcuni tipi di Parazoi acquatici (Poriferi), serviva ad asciugare l'acqua rimasta sul fondo della barca dopo l'utilizzo della sassola.
MARTELLO
Veniva utilizzato per raddrizzare i denti delle fiocine quando sbattevano contro gli scogli.
ATTREZZI DA
CALAFATO
Attrezzi che vengono utilizzati per calafatare, rendere impermeabile, lo scafo; operazione effettuata periodicamente realizzata inserendo a forza nelle connessure delle tavole un filo di stoppa di adeguato diametro.
GALLEGGIANTE
Questo galleggiante di vetro veniva collegato mediante una fune all'impugnatura della fiocina e serviva a segnalare il luogo in cui si trovava un pesce arpionato che fuggiva. Spesso usato nella pesca del pesce spada.
DISINCAGLIATORE
CUCCIDATO PUCCIDDATA (nel messinese)
SCARAMMATURI SCAPULATURI
(nel messinese)
Anello di materiale pesante (ferro, pietra calcarea o cemento) destinato a disincagliare lenze dal fondale. È fissato ad una sagoletta, piccola fune, grazie alla quale è fatto scendere sul punto d'incaglio, dopo aver fatto passare il fili della lenza al suo interno. Collocato nel punto esatto, è azionato con abilità, dando piccoli strappi all'anello ed alternativamente alla lenza, fino al disimpegno di quest'ultima. Gli anelli usati oggi hanno un peso che può variare da pochi etti fino ad una trentina di chili per sbloccare conzi e persino reti.
BBUMMULU
Recipiente in terracotta col collo stretto, poco panciuto, per tenervi l'acqua fresca.
SCOPINO
SCUPULU
Scopa del mare, dal lat. scopulam.
Attrezzo per la pesca dei ricci, costituito da una pietra calcarea che faceva da contrappeso, sostenuta da una corda passata in una scanalatura, legata alla corda principale che faceva capo alla barca e da tanti mazzetti fatti di rete vecchia. Si lanciava in acqua dalla barca, si remava per farlo strisciare sui fondali e così facendo gli aculei dei ricci si impigliavano nelle maglie delle reti.
SALA 3
ATTREZZO "'NGEGNU"
Congegno per la pesca delle telline utilizzato nei bassi fondali della playa: lascia passare le telline più piccole e cattura solo quelle medio-grandi per consentirne la naturale riproduzione. I "cuzzulara", i pescatori delle telline, "cozzuli di Catania", si immergono dalla cintola in giù stando a mollo per ore.
PICCOLO COGNO
CUGNETTU
Il termine deriva da cogna (antica unità di misura fiorentina); recipiente di legno o di terracotta usato dai pescatori per conservare sotto sale le alici o le sarde.
TAGLIERE ASSE
TAGGHERI
Coperchio, per lo più di legno, adoperato per tenere sotto carica le acciughe salate.
TRITAGHIACCIO
Vecchio strumento in ferro dei
primi del '900 utilizzato a mano nei primi pescherecci d'altura per tritare il ghiaccio. Veniva adoperato prima dell'adozione delle celle frigorifere per la conservazione del pescato.
TINOZZA
QUARARA
Termine derivato dall'arabo harara (= calore). Antico pentolone di rame, del XIX sec., fatto senza saldature. Serviva per la cosiddetta "tinta delle reti", realizzate esclusivamente in cotone, annodate e cucite a mano con "l'augghi". Per rinforzarle venivano messi a bollire pezzi di corteccia di pino e quercia, essenze necessarie per conferire tenacia e, nel contempo, colore in quanto la rete scolorita è più visibile quando si pesca nelle scogliere. Questa quarara veniva utilizzata ad Ognina in prossimità della chiesa.
PIETRA
MAZZIRA
Màzzira ar. mas'sara, oggetto pesante
È costituita da semplici pietre di vario peso, ciascuna opportunamente legata ad uno spezzone di cima. Servono a tenere bloccate sul fondo le estremità di reti e conzi; nel caso delle reti, in ausilio alla funzione dei piombi sparsi lungo tutto il lato inferiore. Altra utilizzazione di tale oggetto è quella di tener ferme le nasse sui fondali.
BREMO
'U BREMI
È la cordicella che porta i piombi in basso( vaiana di chiummu) e i sugheri in alto.
SALA 4
ARTE MARINARESCA QUADRO REALIZZATO E DONATO DA ENZO GIUNTA EX MARESCIALLO DELLA MARINA MILITARE
PAGLIETTO VACCAIO PAGLIETTO OVALE PAGLIETTO CANESTRO
Paglietti di qualsiasi forma. Essi oltre ad essere degli ornamenti, usati come tappeti, hanno la funzione di proteggere parti in movimento che creano attrito.
MUSTACCHI
I mustacchi hanno la funzione sia di ornare la tozza prua dei rimorchiatori che di ammortizzare l'urto contro le fiancate delle navi che essi spingono durante le manovre.
NODO PARLATO
Viene usato per ormeggiare, cioè fissare ad una bitta o ad un ceppo una piccola imbarcazione. Ha la caratteristica di sciogliersi facilmente perché si allenta subito appena cessata la forza di trazione.
NODI D'ANCORA
Sono nodi per legare piccole ancore o ancorotti ad una cima. Per le grosse ancore vengono usate catene.
NODO DI SCOTTA O DI BANDIERA
È usato per congiungere il terminale di una sagola, funicella, ad un occhiello (ad esempio quello di una bandiera) o una scotta all'occhiello di una vela. Ha la caratteristica di sciogliersi facilmente.
NODO DEL PESCATORE
Viene usato dai pescatori per congiungere terminali di lenza, materiale sintetico, che con un nodo semplice non mantiene la presa. È formato da due nodi affiancati che si stringono l'uno all'altro e, quindi, rimangono stretti.
NODO DEL CHIRURGO
Viene usato dai pescatori per congiungere terminali di lenza, appena stretto mantiene la sua posizione.
IMPALMATURE
Sono rivestimenti ornamentali di alberi o pennoni ma hanno anche la funzione di proteggerli da logorio ed attrito.
BISCAGLINA
È una scaletta fatta con cordame e pioli di legno facilmente arrotolabile. Viene usata per salire lungo le fiancate delle navi.
SAGOLE DA LANCIO
Vengono usate lanciandole dalla nave grazie al loro peso terminale per mandare sulla banchina i pesanti cavi di ormeggio nelle manovre di attracco.
OCCHIO SU OCCHIO
OCCHIO E COCCINELLO
Vengono usati per congiungere temporaneamente grossi cavi difficili da annodare.
NODO VACCAIO O NODO DI CARRICK
Viene usato per congiungere cavi di uguale sezione ma diversa natura. Ha un'ottima tenuta ma è poco usato perché una volta stretto è difficile da sciogliere.
NODO DI HUNTER
Simile al nodo vaccaio ha il vantaggio di sciogliersi più facilmente.
TECA C I
MODELLINO
Riproduzione di nave mercantile costruito dal cantiere inglese S.S. Stuart, primi del `900.
VERICELLO
Vecchio strumento meccanico usato per l'esercizio della pesca a circuizione, denominata " cianciolu". Serviva per tirare le reti ed è stato abbinato in seguito al motore.
MOTORE
Utilizzato per i natanti, è stato uno dei primi motori installati nelle barche da pesca. Con la sua diffusione è stato via via abbandonato l'uso della vela e dei remi nell'esercizio della pesca nel golfo di Catania.
ECOSCANDAGLIO
Strumento che consente di rilevare il fondale e nel contempo segnala la presenza di banchi di pesci.
RICETRASMETTITORE
Apparecchio per telecomunicazioni costituito da un trasmettitore e da un ricevitore, serviva per trasmettere e ricevere messaggi comunicando con le altre barche e con la terraferma.
SPECCHIO
GUARDARUNI
Attrezzo cilindrico con fondo trasparente impiegato per le acque poco profonde. Serviva per la pesca sottocosta, provvisto di un cono con il fondo di vetro, che consente la visione del fondale alla ricerca di pesce o per controllare lo stato di reti e conzi.
SALA 5
TECA D I
ATTREZZATURA per la pesca
della cernia.
La lenza è di rame e vi è agganciato un solo grosso amo protetto da un pezzetto di legno che serve ad evitare che si "incarammi", rimanga incastrato negli scogli, dato che la cernia vive prevalentemente in fondali rocciosi, ricchi di anfratti e di grotte, spostandosi dalla superficie fino ad un centinaio di metri.
PARANCO
Attrezzo formato da due bozzelli e cima vegetale; serve per facilitare il sollevamento dei componenti relativi alla pesca, reti e barche.
PALANGARO PALAMITO CONZU
Attrezzo da pesca formato da un insieme d' ami, collocati ad intervalli regolari su un cavetto chiamato trave o madre del palangaro per mezzo di pezzoni di filo, chiamati braccioli, lazzoli; usato sia per la pesca di superficie ( palamito di galla) sia di fondo ( palamito di fondo). Si possono pescare vari tipi di pesce utilizzando ami di diversa grandezza dal pescespada al merluzzo. L'esca più adatta per pescare i "capuni"( lampuga) sono le sardine. Questo attrezzo, usato da secoli, a seconda del tipo e della funzione, può essere lungo da poche centinaia di metri a svariati chilometri.
CORBA CRUVECCHIA
Termine che deriva da cartedda ( dalgreco kartalos). È un grande contenitore di canna a forma di piatto nel quale veniva esposto il pesce. E' l'antenata della cassetta per il pesce che si usa oggi.
BILANCIA
Bilancia antica a due piatti con pesi.
FUNI
COLOMA DI COCCO
Fune di fibre vegetali utilizzata per collegare la parte superiore della rete al galleggiante nella pesca delle alici con la tratta.
PANIERE
PANARO
Termine che deriva dal lat. Panarium indica un contenitore di fibre vegetali, utilizzato per il trasporto del pescato.
GABBIA 'NCHIURENNA
Piccolo contenitore di giunco munito di coperchio che lasciato in acqua veniva usato anticamente dai pescatori per il mantenimento di polpi ed esche vive sott'acqua.
TECA E I
PIALLA
CHIANOZZA
Piccola pialla dei primi del '900 usata dal fiscinaru per lisciare l'asta di legno a cui veniva innestata la fiocina
FIOCINE
FISCINE
Vari tipi di fiocine, artigianali senza saldature con una chiavetta che chiude tutti i denti.
BUGLIOLO
PAGGHIOLU
Secchio dei primi del '900 usato sulle imbarcazioni per attingere acqua dal mare, veniva costruito direttamente dai pescatori che incurvavano il legno riscaldandolo.
GIUNCO
Pianta erbacea delle paludi usata per la lavorazione delle nasse.
PICCOLE NASSE
NASSEDDI
Attrezzi per la cattura di piccoli pesci di scoglio variopinti della famiglia dei labridi, " 'nzuraddi".
NASSE
Attrezzi confezionati con giunco vegetale e verga di ulivo. Sono delle gabbie a forma di tronco di cono. In passato il nassarolo impiegava molti giorni per costruire una nassa; oggi per motivi di economia e praticità sono fatte con reti metalliche che vengono incurvate. La nassa sfrutta una scoperta, fatta già duemila anni fa dai pescatori secondo cui i pesci hanno una visione diversa da quella umana. Essi entrando da un cono dove alla fine c'è un buco, detto il ritroso, contornato da listelli a punta di giunco che convergono in un punto, attirati dall'esca, posizionata all'interno si spingono dentro ma quando devono riuscire, a causa di un'illusione ottica , non riescono più ad individuare l'uscita. Preventivamente provviste di esca," 'gniscati", con carne salata, sardine semisalate o altro esse servono per la cattura di alcuni pesci, di cefalopodi: polpi, seppie ( in questo caso si utilizza come esca una seppia femmina viva), ma soprattutto crostacei.
L'uso della nasse è forse millenario; è comunque documentato con certezza sin dal Cinquecento.