Seminario dei Chierici, Porta Carlo V, Fontana dei 7 Canali, Porta Uzeda, Fonte Lanaria
Il palazzo Platamone
In via Landolina 11 si apre il grande ingresso che conduce nel cortile dell’ex monastero di S. Placido.
Il monastero occupa un intero isolato di forma trapezoidale; il lato corto di questo isolato è impegnato dalla facciata della chiesa e solo in parte dall’edificio che si sviluppa, invece, lungo i lati più lunghi.
La chiesa di S. Placido, che ha dato il nome anche alla piazzetta antistante, è uno dei gioielli di Catania barocca; il prospetto (1769) è di Stefano Ittar che ha saputo creare un gioco di concavità che si ripropone anche nell’interno luminoso. Dentro il monastero di S. Placido sono incastonate alcune strutture murarie che appartenevano all’antico palazzo "alla marina" della famiglia Platamone. Il palazzo dei Platamone, insieme con quello dei Biscari ebbe la concessione di aprire nelle mura della città una "posterna" cioè un passaggio che conduceva direttamente al porto. Le case dei Platamone si trovano inserite nel monastero perché già nel XV secolo la famiglia le aveva donate ai religiosi; quando, con il terremoto del 1693, il convento crollò, venne ricostruito inglobando le testimonianze più antiche. Ciò che oggi resta di tutte le costruzioni quattrocentesche è il grande loggiato sormontato dal parapetto di un balcone (XV secolo); esso è decorato con un motivo a chevron, cioè con fasce bicolori (pietra calcarea e pietra lavica) alternate. Al centro, inserito in una cornice mistilinea, campeggia lo stemma della famiglia. Di straordinaria freschezza ed eleganza compositiva èla serie di archetti ogivali che poggiano sulle mensole di pietra calcarea; in questi archetti sono scolpite alcune decorazioni con motivi floreali, vegetali alternati a figure umane.
L’eredità islamica e il gusto della bicromia
"Parallelamente al suo uso strutturale, a partire dall’età normanna, la pietra lavica diventa nella zona etnea elemento essenziale del gusto per l’alternanza bicroma, di ascendenza islamica che caratterizza l’architettura mediterranea, con una diffusione del suo impiego che riguarda certamente almeno tutta la Sicilia orientale, ma che, per le distruzioni sismiche successive, risulta più ampiamente documentata al confine settentrionale del versante etneo. Il gusto della tarsia lavica comunque dovette certamente avere il suo centro principale nella città di Catania donde si irradiò verso il Messinese ed il Siracusano; qui tuttavia, stante la radicale ricostruzione della città nel Settecento, ad attestarlo restano pochi elementi, come il parapetto del balcone di palazzo Platamone, che certamente costituì il prototipo dell’analogo e più tardo parapetto di palazzo Migliaccio a Siracusa" (Claudia Guastella da La pietra di fuoco, 1994).
Uno spazio per la comunità
Da qualche anno l’Amministrazione comunale ha restituito alla cittadinanza catanese lo spazio dell’ex convento di S. Placido. Oltre all’utilizzazione come luogo per incontri culturali e musicali si è voluta creare una struttura capace di raccogliere ed ospitare le rappresentanze delle tante comunità che vivono ed operano a Catania. È nata, quindi, una "Casa dei Popoli" che si propone di far conoscere a tutti la varietà e la ricchezza delle culture extraeuropee.