
Vai al menų di navigazione principale| Vai al pič di pagina
Il Castello Ursino fu fatto costruire da Federico II di Svevia tra il 1239 ed il 1250. Edificato originariamente su un promontorio lambito dal mare, nel 1669 fu circondato dalla colata lavica che allungò il litorale costiero di alcuni metri.
Sorse, quindi, bene in vista su tutta la linea di costa e in posizione antagonistica alla cattedrale; l’appellativo Ursino, al quale, di volta in volta sono state attribuite spiegazioni leggendarie e fantasiose, potrebbe avere avuto origine dall’appartenenza dell’area ad una qualche famiglia de Urso presente in documenti del XIII secolo. “Quando nel dicembre del 1239 (Terranova C.P., 2001) Federico II dà inizio alla costruzione del Castello Ursino, Catania era protetta dalla cinta normanna ed era già fortificata anche con nuove mura e fortilizi svevi. Dall’insieme delle informazioni sugli spostamenti della corte si intuisce che il sovrano mostrava per Catania e per altri centri della Sicilia orientale ( Messina, Lentini e Siracusa ) una speciale attenzione.
E’ stato anche accertato che Catania è l’unica che possa vantare un soggiorno di circa sette mesi del sovrano dal novembre 1223 al giugno 1224. La lunga durata di questa permanenza ci informa sulle condizioni di sicurezza offerte dalla città alla corte federiciana. Per la costruzione del castello era stato pensato un organismo che oggi avremmo definito plurivalente, senza particolare gerarchie funzionali o formali. A guardare la pianta è quasi impossibile riconoscere qualche differente uso della parti: i vani si succedono ordinatamente sullo schema del recinto quadrato intorno alla corte, con quattro torri cilindriche ai vertici e altrettanti torri semicilindriche al centro dei lati ( oggi ce ne sono soltanto due); un portale ad arco acuto, disegnato in forme severe, introduce al salone dell’ala nord; qui, la trama delle nervature delle crociere rende percepibile la successione di tre campate in una imponente prospettiva. Alle due estremità altrettanti vani in angolo raccordano le due ali perpendicolari ad est e ad ovest; uno stretto passaggio dà accesso alle torri cilindriche, i cui vani ottagonali sono coperti con volte ad ombrello.
Nell’ala rivolta a sud la copertura piana del salone risente di un intervento cinquecentesco che ha stravolto irreversibilmente struttura e immagine del salone duecentesco che replicavano le forme del salone d’ingresso. Nell’ala che, guardando ad est, si affacciava sul porto, prima che la lava del 1669 allontanasse di alcune centinaia di metri la linea di costa, rimaneggiamenti e crolli hanno mutato l’assetto dell’edificio svevo in due dei tre vani. Delle torri mediane superstiti di particolare rilievo è quella che fiancheggia l’ala nord poiché ospita, ancora integra, la scala elicoidale che conduce dal piano dell’ingresso ai vani sovrastanti destinati in origine alla residenza.” Nella metà del ‘500 il castello subì lavori di ampliamento degli ambienti residenziali e di rappresentanza secondo le richieste del vicerè spagnolo che qui pose la sua residenza.
Il castello fu sede del Parlamento siciliano in età aragonese. Alfonso V il Magnanimo, come i precedenti sovrani che lo precedettero, lo ebbe come residenza durante le sue permanenze catanesi.
A partire dal XVII sec. e fino al 1931 (quando fu acquistato dal comune di Catania), fu utilizzato come carcere. Nel castello si trovano reperti provenienti dalle collezioni dei Benedettini, del barone Zappalà-Asmundo e del principe Biscari.
I restauri più recenti risalgono agli anni 1932-34 quando, oltre gli interventi di eliminazione di parti di scarso valore ma anche di testimonianze della fase rinascimentale, venne costruito ex novo lo scalone del cortile. Recenti interventi di restauro hanno permesso di mettere in luce, liberandole dai banchi di lava dell’eruzione del 1669, le estremità troncoconiche delle torri circolari. Nelle sale del castello, recentemente restaurate, troveranno posto gli splendidi tesori d’arte, vasi antichi, sculture, tele, provenienti dalle maggiori collezioni catanesi.
Le iscrizioni dei carcerati nel cortile del Castello Ursino
Queste le testimonianze di alcuni carcerati che hanno lasciato la memoria della propria presenza scolpita sulle pietre del cortile del Castello Ursino che fu utilizzato, dalla fine del Cinquecento, come carcere specialmente nei locali del pianoterra.
“Ora chi privu su di libirtati / omnes amici me derelinquerunt”. “ Et omnia membra mea laxa fuerunt/ tutti l’amici mei comu li frati / sicut judas mihi tradiderunt/ ora pacenzia si stu cori pati/ non sine causa peccata fuerunt.”
“ Mundus rota est”
“ Chistu è un locu miseru e infelici/ locu di crudiltà di vita amara/ cha si cuntempla cha si parra e dici/ cha di scuntintizza si va a gara / cha si fannu cuntenti li nimici/ cha pari a cui furtuna no ripara/ a stu locu si provano l’amici/ a stu locu s’imprendi e si impara”.
Vai direttamente ai contenuti della pagina | Vai al menų di navigazione principale
Realizzazione tecnica a cura di Informatizzazione e Telecomunicazioni - © Ufficio W.E.B.
Sistemi Informativi – WEB STAFF 095 742 29 24 - 328 530 3540
Locali della ex caserma Malerba, già convento San Domenico,
Piazza San Domenico, 34 - Piano 1°, Catania.