Comune di Catania

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Oggi 21/11/2008 ore 13.56



Il Filo d'Arianna
Itinerari turistico-culturali

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Museo Emilio Greco



L’ordine dei sensi

"Piuttosto che a un intellettualismo anche raffinato, ed eventualmente veggente e rivelatore, Emilio Greco si deve collegare a forze vergini e sorgive che al limite sono indomabili e trascinanti, cioè a un’esperienza umana dove l’emozione domina, anche se dev’essere rasserenata e contemplata per diventare una forma d’esperienza vivente. La flessibilità interiore di Greco è vasta e sempre pronta, va oltre alla volontà e alla disciplina: raptus, angoscia, accensioni, odii, depressioni, sensualità, melanconia, nostalgie, ansie, tenerezze, si manifestano a tratti tumultuose, anche se represse o smorzate in una pacatezza visionaria che non riesce ad essere ironica. È un frammento del famoso saggio che il critico d’arte Carlo Ragghianti dedicò nel 1973 a Emilio Greco, ma le sue parole, scolpite come su una lastra da incisione, risultano ancora più calzanti se ci avviciniamo personalmente all’opera dell’artista catanese. Da pochi anni è stato aperto a Catania il Museo Emilio Greco che l’artista catanese ha inaugurato poco tempo prima di morire. Le sale, ricavate all’interno del Palazzo Gravina Cruyllas, lo stesso della casa di Bellini, ospitano molti esemplari della sua produzione grafica, compresi in un ampio arco di tempo che va dal 1955 al 1992. Il personale del museo vi fornirà un catalogo ragionato delle opere esposte, questo per facilitare la comprensione dei soggetti e delle tecniche.


...sogni di evasioni lontane

Tra le opere più intensamente sofferte segnaliamo la serie di acqueforti dal titolo Conimiati, dove si analizza il tormentato momento del distacco tra un uomo ed una donna. Molte anche le citazioni classiche che si ritrovano nei titoli: Nausicaa, Euriclea, Aretusa, Medea, Saffo, Ritorno di Ulisse, Metamorfosi, Ninfa e fanno e la forza dell’ispirazione poetica che si concretizza nei continui rimandi a Catullo. L’artista nacque a Catania nel 1913 e, sin da piccolo, si lasciò incantare dalla scultura antica’:" Là, nell’ex convento di S. Placido - scrive nelle sue memorie - frequentavo le scuole elementari e, proprio di fronte, all’uscita della scuola, scoprii i primi reperti della grande civiltà greco-romana attraverso le robuste grate del pianterreno di Palazzo Biscari prospiciente lo specchio d’acqua del Porto". Ma a Catania fare l’artista, in quel tempo, era quasi impossibile: "Nella Catania d’allora - è sempre l’artista che si racconta - nascere artista non era, purtroppo una fortuna. Per i giovani la possibilità di esporre opere d’arte si limitava a qualche rara mostra sindacale. [...] Qualche visitatore, ammiccando, ci sussurrava: - Ma come potete avere voglia di fare mostre? - Eppure, a quei tempi, Catania era una città colta; e, nel campo delle lettere, avevamo avuto un periodo glorioso con Verga, con De Roberto, con Capuana: un periodo che sarebbe continuato con Brancati, con Tomasi di Lampedusa e con Sciascia; ma le arti figurative languivano. Nel volgere del tempo però, anche a Catania le cose sono cambiate. Ora esistono, laggiù, degli istituti d’arte e operano delle gallerie private. Da sempre sono lì radicati i miei struggenti ricordi di giovinezza: lì nella città barocca, dove i vecchi monasteri si affollano sul luogo che fu l’acropoli nel periodo aureo della Magna Grecia. Il mare, il profumo dei gelsomini, le cantilene arabe dei venditori nelle strade assolate, gli odori piccanti d’una cucina composita, i tanti retaggi di civiltà diverse: tutto rivive con intensità e insistenza nell’anima mia...

Il filo d'Arianna è una pubblicazione di Giuseppe Maimone Editore



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