Il Palazzo Municipale
CIl palazzo Municipale di Catania, i cui lavori iniziarono subito dopo il terremoto del 1693, è a forma quadrangolare con un’ampia corte porticata su due lati. Ha un atrio d’ingresso su ognuno dei quattro prospetti a sottolineare il suo carattere di edificio aperto al pubblico e di servizio alla collettività. L’ingresso su piazza Duomo, cuore della città, è enfatizzato da un grande portale collegato alla tribuna (balcone centrale) del piano superiore. Il Vaccarini, nel 1735, intervenne quando l’impianto già raggiungeva la prima elevazione e modificò il prospetto interrompendo le paraste a bugne diamantate facendole continuare con piatte lesene; allo stesso tempo innalzò la sontuosa tribuna che poggiava sul portale d’ingresso il cui ballatoio è sorretto da quattro colonne di granito. La trabeazione del balcone è sostenuta da capitelli, mentre sui due tronconi del timpano spezzato, poggiano due gruppi scultorei secondo una disposizione di moda a quel tempo. Al centro dei due gruppi risalta il grande stemma della città. Punto focale della costruzione è, come abbiamo visto, la grande tribuna, dalla quale le autorità possono seguire le celebrazioni religiose che si svolgono nel grande teatro barocco della piazza. Ed è da questa tribuna che, in occasione delle feste agatine, le autorità politiche e religiose (unite insieme da una profonda devozione nei confronti della santa) assistono alla "cantata" (cioè all’esecuzione di canti religiosi dedicati a S. Agata) e agli spettacoli dei fuochi d’artificio. Ne I Viceré di Federico De Roberto (1861-1927) si legge: "Saliva dalla via un rumore come d’alveare, tanta era la folla, e il campanone del Duomo coi suoi rintocchi lenti e gravi pareva batter la solfa alle campane della Badia, della Collegiata e dei Minoriti tutte le signore s’inginocchiarono. (...) cominciava lo sparo dei fuochi d’artificio pagati dal principe; in mezzo al fumo che pareva quello d’una battaglia lampeggiavano i colpi rapidi e frequenti come le scariche di un reggimento; le grida di viva si perdevano in mezzo al fragore degli scoppi e solo vedevansi sul mar delle teste sventolare i fazzoletti come sciami di colombe impazzate". All’ingresso trovano posto anche le carrozze del Senato: una fastosa berlina in legno dorato e dipinto della fine del XVIII secolo, e un’altra carrozza più semplice; vengono entrambe usate nel corso dei festeggiamenti agatini: il giorno 3 febbraio le autorità cittadine, a bordo delle carrozze, raggiungono la chiesa di S. Biagio (in piazza Stesicoro) per offrire la cera alla santa.
L’Elefante di Catania
Al centro di piazza Duomo è collocato il simbolo di Catania e cioè l’elefante di pietra lavica. La storia di quest’elefante ha, nel tempo, assunto tutti i contorni leggendari e fantastici degli oggetti e degli animali che hanno ormai acquistato un valore simbolico e apotropaico. Il nome popolare "Liotru" è da attribuire all’identificazione con il mago Eliodoro (Fliodoro-Liotru) che io avrebbe usato come portentosa cavalcatura. La scultura è opera di età romana e decorava la spina del Circo Massimo insieme all’obelisco egizio in granito di Siene che l’animale regge sulla groppa. I due elementi "antichi" furono rimontati, sul modello del berniniano Elefante della Minerva a Roma, dal Vaccarini nel 1736 e sormontati dagli emblemi agatini. L’elefante è il simbolo di Catania e negli stemmi cittadini è sormontato dalla figura di S. Agata guertiera o da una "A" (da molti collegata all’iniziale di Agata).
Il filo d'Arianna è una pubblicazione di Giuseppe Maimone Editore