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A differenza di tutte le altre, la quinta Municipalità è l´unica il cui territorio è perfettamente coincidente con uno ed un solo quartiere, quello di San Giovanni Galermo (o di Galermo, come sarebbe forse più giusto dire). Per di più, la storia del quartiere, comune autonomo sino al 1928, e per tutti i due secoli precedenti borgo con una precisa identità strettamente connessa all´economia agricola circostante, ne fanno un luogo a fortemente caratterizzato anche nell´immaginario collettivo e nell´idea di città diffusa fra gli abitanti di Catania e del suo hinterland metropolitano.
La piazzetta con la sua Chiesa Madre dedicata a San Giovanni Battista ha da sempre costituito il principale "luogo della memoria" per gli abitanti dell´antico borgo, prima di "uscire" da San Giovanni Galermo imboccando la strada che conduce a San Pietro Clarenza o quella diretta a Gravina, Mascalucia e Sant´Agata li Battiati. Oggi, però, queste identità e riconoscibilità, seppure non ancora del tutto compromesse, appaiono almeno in parte "cambiate" nei loro contenuti originari. Profondamente in crisi la caratterizzazione rurale del vecchio borgo, dove le antiche preesistenze strutturali sono pressoché talmente scomparse e sostituite da un addensarsi di alti palazzi di edilizia agevolata e di più modeste costruzioni abusive, attraversata da quella stretta lingua asfaltata, la via Galermo, che un tempo costituiva anch´essa luogo caratterizzante oltre che funzionale alla vita del borgo, e che oggi ha assunto una funzione affatto diversa di "grande" via di collegamento da molti dei centri dell´hinterland verso il centro di Catania e viceversa, l´identità e riconoscibilità di San Giovanni Galermo sembra aver preso altre vie.
Non a caso, mentre la "piazzetta" della Chiesa Madre ha assunto l´aspetto solo di un sagrato affacciato sulla strada, all´ingresso della Municipalità ha preso forma un "nuovo" luogo simbolico costituito da quel grande bar che sorge proprio a ridosso del complicato nodo viario dove si incontrano e si dipartono strade che vanno in tutte le direzioni. Inevitabilmente, a tutto ciò si è venuta connettendo nel tempo una crescita dei suoi abitanti che però non ha inciso solo sul dato quantitativo, ma anche e soprattutto su quello "qualitativo"; una crescita, cioè, che è stata anche "trasformazione" dei suoi abitanti, con diverse culture, diverse abitudini, un diverso rapporto con il quartiere e la vita che vi si svolge. E, infatti, se la Municipalità, con i suoi 14.849 residenti al 1997, è tra le meno popolate di Catania (l´ultima in graduatoria è quella di Monte Po Nesima Superiore), è però anche quella che negli ultimi anni ha fatto registrare una regolare crescita della popolazione discretamente elevata pari, tra il 1991 e il 1997, in media all´1% annuo.
Una crescita, questa, dovuta, oltre che ad un consistente saldo naturale, ad un ruolo "attrattivo" nei confronti dei catanesi che provengono da altre circoscrizioni e che scelgono di venire qui a dimorare. Scarsa, invece, è la sua appetibilità per i non catanesi. E fra questi, primi fra tutti, i cittadini stranieri, anche extracomunitari, frenati dallo spento tessuto economico di San Giovanni Galermo. Per molti abitanti, soprattutto i "nuovi", la Municipalità ha il carattere del quartiere dormitorio. I resti ancora abbastanza forti della sua storia e della sua identità condivisa sono tali, tuttavia, da evitare che la condizione di oggettiva marginalità di San Giovanni Galermo si sia tradotta in evidente stato di degrado sociale e devianza minorile. Così la Municipalità, se, da un lato, appare come perfettamente nella media cittadina relativamente al fenomeno della dispersione scolastica, dall´altro, è tendenzialmente la meno afflitta da quello della criminalità minorile, con i suoi minori arrestati pari appena allo 0,01% dell´intera popolazione che qui risiede.
Contributo editoriale tratto dal volume :
"Catania - I quartieri nella metropoli" a cura di Renato D´Amico - ed. Le Nove Muse
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