Sezioni della Municipalitá
Il Territorio -
Il Tessuto Urbano -
L'Economia -
La SocietàQuali prospettive -
Servizi -
Foto
-
Il Consiglio Circoscrizionale
L’ottava Municipalità occupa la propaggine orientale della città "compatta", ed è attraversata da due assi principali: il viale
M. Rapisardi fino all’incrocio con via Palermo in piazza Marconi, nella parte settentrionale, e il corso Indipendenza, più a sud.
Accanto ai tessuti urbani di origini ed epoche diverse, presenta ampie zone che, seppure ormai circondate da urbanizzazioni,
presentano caratteri suburbani. Le origini dell’urbanizzazione di questa settore occidentale di Catania sono da ricercare nelle
previsioni di B. Gentile Cusa il quale, nel suo "Piano regolatore per risanamento e per l’ampliamento della Città di Catania" del
1888, disegna una ampia zona d’espansione a occidente di via Etnea.
L’asse principale di questa zona in direzione est-ovest era prevista con il prolungamento di viale Regina Margherita, oltre piazza S.
Maria di Gesù, fino all’incontro con una nuova strada, prevista in direzione nord sud, che avrebbe dovuto avere inizio da via Plebiscito,
proprio di fronte all’ospedale Vittorio Emanuele. Questa strada, con la quale si intendeva lasciare Cibali e gli altri sobborghi
occidentali come Nesima, fuori dalla struttura urbana di Catania, non fu realizzata, ma venne sostituita, nella funzione prevista,
da via Forlanini che, invece, puntava al centro di Cibali. La previsione gentiliana di un struttura urbana a maglie ortogonali con
isolati quadrati di grandi dimensioni fu in parte modificata con la realizzazione di isolati più piccoli che consentivano operazioni
immobiliari più facilmente gestibili, dunque redditizie.
Ma soprattutto si trattava di una struttura aperta sul territorio che consentiva, con la semplice addizione di altri isolati rettangolari, una ulteriore urbanizzazione verso ovest. Alle costruzioni di grande pregio che già dalla fine del secolo scorso si affacciavano sul viale Regina Margherita, si aggiunsero lungo il viale Mario Rapisardi insediamenti di tono progressivamente minore, con un'attività edificatoria, comunque, abbastanza ordinata e programmata.
Lo scadimento di livello divenne più evidente con le edificazioni degli anni ’60, lungo corso Indipendenza e nel quartiere di Nesima Inferiore, nel cui ambito è stato realizzato un grosso insediamento popolare, che tuttavia appare come uno dei meglio integrati e dei meglio gestiti. Nel frattempo, nelle maglie varie interne, l’attività edificatoria privata dei primi decenni del secondo dopoguerra,
si è indirizzata alla costruzione di condomini intensivi di 6-8 piani, che si sono andati affiancando uno dopo l’altro, fino ad occupare
tutti i perimetri degli isolati, anche per scelte governative che individuavano, nell’edilizia, uno dei settori traenti dell’economia.
E’ questa un’edilizia caratterizzata dalla povertà dei materiali, dall’uso del cemento, dalla realizzazione di maggiori volumi, ma,
soprattutto, dalla spasmodica ricerca di ricavare il maggior numero di vani per lotto di terreno. Sul reticolo delle strette vie
laterali, si sono demolite le case modeste preesistenti per costruire palazzi a più piani, sfruttando al massimo, o, addirittura,
superando abusivamente gli altissimi indici di fabbricabilità consentiti dall’inadeguato regolamento edilizio. E tutto questo avveniva
senza previsione di spazi per piazze, parcheggi, servizi pubblici.
Anche Nesima, come Picanello, Cibali e Barriera, negli anni Trenta
viene considerata area di "naturale" espansione urbana di Catania, anche in considerazione delle piccole lottizzazioni che vi erano
state realizzate spontaneamente nei primi decenni del secolo. Il suo futuro viene però soprattutto segnato dalla scelta, operata con il
PRG del 1932, di localizzare a Nesima Inferiore un’area da destinare a edilizia economica e popolare (quartiere operaio).
Più tardi, nei primi anni ’50, viene progettato di destinare un’ampia area del quartiere a trasferirvi gli abitanti, previsti nel numero di 14 mila,
del vecchio San Berillo "risanato" ad opera dell’ISTICA e dell’Istituto per l’Edilizia Popolare di San Berillo. L.’intervento, realizzato
su un’area di oltre 64 ettari, fu infine dimensionato per 10.000 abitanti, tanti quanti, all’incirca, ve ne abitano oggi; mentre, nel complesso, l’area - se si considerano
tutte le urbanizzazioni pubbliche e private successive - è abitata da oltre 45 mila abitanti.
Nel corso degli anni Sessanta viene progressivamente saturata l’area tra corso Indipendenza e viale Rapisardi, prima, e a San Leone, dopo. Oggi, la Municipalità ricopre
un ruolo essenzialmente residenziale, con attrezzature le cui funzioni sono da mettere in relazione pressoché esclusivamente con gli
abitanti dei quartieri che ne fanno parte.
Contributo editoriale tratto dal volume :
"Catania - I quartieri nella metropoli" a cura di Renato D'Amico - ed. Le Nove Muse