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Il Consiglio Circoscrizionale
La sesta Municipalità è fra quelle che mostrano segni di modesta "appetibilita" per gli abitanti del sistema metropolitano catanese. Vero è, infatti, che tra il 1991 e il 1997 i residenti sono cresciuti qui da 26.547 a 27.226. Ma si tratta di una crescita che ha tutta l’aria di spiegarsi con il saldo naturale, vale a dire con l’incremento della natalità, superiore a quello della mortalità.
Per il resto, invece, la Municipalità è luogo più di partenza che di arrivo. Così almeno dicono i dati del 1997, segnalando un numero consistente di abitanti che lasciano la Municipalità per trasferirsi a vivere sia in altre zone del territorio urbano, sia fuori città. La modesta appetibilità della Municipalità è testimoniata anche da quei fenomeni che tradizionalmente segnalano una condizione di disagio giovanile.
Qui, il fenomeno della dispersione scolastica è al di sopra della media cittadina, ponendo la Municipalità al quarto posto in graduatoria. Analoga è la situazione per quanto attiene al ben più grave fenomeno della criminalità minorile; un fenomeno, questo, per il quale, almeno sino alla metà degli anni ’90, la Municipalità occupava la quarta posizione in graduatoria.
Dopo quell’anno, invece, si è fortunatamente assistito ad un calo progressivo nel numero dei minori arrestati qui residenti, sino al minimo storico del 1998, allorché, con appena tre arrestati, la Municipalità ha finito per occupare il settimo posto, preceduta solo dalla terza (Borgo-Sanzio) e dalla quinta (San Giovanni Galermo). Ancora una volta, però, il livello di aggregazione circoscrizionale dei dati può tradire la disomogeneità delle varie parti che costituiscono il territorio della sesta Municipalità. Come molte altre, infatti, anche questa contiene in sè diversi quartieri: tre, in particolare, Cibali, Santa Sofia e Trappeto Nord. Quartieri, questi, molto diversi tra loro per storia, per assetto urbano, per centralità nel contesto delle relazioni metropolitane e per natura sociale.
Il caso del quartiere di Cibali è il più fortunato. La sua storia, il suo tessuto economico e sociale lo rendono discretamente centrale nella dinamica urbana e metropolitana. La sua identità e riconoscibilità sono affidate, oltre che ad un tessuto sociale sostanzialmente omogeneo, fatto di piccola e media borghesia, alla presenza di luoghi di aggregazione comunitaria a forte valenza simbolica, primo fra tutti quella piazza Bonadies dove la chiesa della Divina Maternità della Beata Vergine Maria (ancora da molti chiamata con l’antico nome di Madonna della Grazia), per un verso, e l’antico lavatoio pubblico, per altro verso, ne delimitano e rafforzano il ruolo di "luogo della memoria" per l’intero quartiere.
Qui, inoltre, esiste quella struttura di valenza metropolitana che è lo stadio, con il quale da sempre il quartiere di Cibali si riconosce. Nell’estremo lembo meridionale, infine, quasi ai margini con l’area "di pregio" del viale Regina Margherita che inizia con piazza Santa Maria di Gesù, si trova il collegio dei Salesiani: struttura ormai centenaria e che per molti decenni ha contribuito a formare l’identità e la riconoscibilità del quartiere. Diverso il caso del quartiere di Santa Sofia. Diverso, innanzitutto, perché esso non ha la storia e le radici di Cibali, prima borgo e ora quartiere.
Santa Sofia è soprattutto, se non esclusivamente, un quartiere residenziale, con quelle caratteristiche che sono proprie della residenzialità contemporanea e che spingono verso condizioni di "esclusione" e "isolamento" rendendo difficile la realizzazione di spazi identitari. A pensarci bene, infatti, l’identità e la riconoscibilità del quartiere di Santa Sofia sono affidate non al quartiere stesso, o a qualcosa che sta all’interno del suo tessuto, bensì a quello straordinario magnete ultrametropolitano che è la Città Uni- versitaria, e che sorge al di là del confine amministrativo della sesta Municipalità, sia pure adiacente. Ciò nonostante, una serie di fattori strutturali e sociali, fra i quali l’appartenenza prevalentemente alla media borghesia degli abitanti di questo quartiere, sembrano fino adesso avergli evitato che quelle condizioni di "esclusione" si traducessero in emarginazione e subalternità nel contesto urbano e metropolitano.
Non così, invece, è accaduto a Trappeto: quartiere tra i più sfortunati della città per storia e per assetto delle strutture e delle infrastrutture. Anche Trappeto è un quartiere dalla forte identità e riconoscibilità, ma più negativi che positivi. L’intero quartiere è privo non solo di elementi primari di livello metropolitano, ma anche di elementi primari "di quartiere", tali da agevolare la socializzazione e l’identità: neanche la parrocchia ha avuto finora una sua sede; manca l’ufficio postale. Alla carenza di servizi pubblici, deve aggiungersi la totale assenza di servizi privati, dal commercio alle agenzie bancarie.
Nessuna sorpresa, dunque, dinanzi ai gravissimi fenomeni di disagio sociale riscontrati in questo quartiere: essi sono certamente da mettere in relazione diretta con l’impostazione segregativa che caratterizzava in parte il progetto di urbanizzazione della zona, prima, e che caratterizza del tutto la sua realizzazione anche, e soprattutto, per i ritardi e le carenze strutturali nel campo dei servizi, oggi. Delle numerosissime attrezzature previste sono state realizzate a Trappeto esclusivamente il centro di quartiere, un asilo nido e una scuola elementare. Solo in occasione delle recenti Universiadi sono state realizzate piccole strutture sportive.
Contributo editoriale tratto dal volume :
"Catania - I quartieri nella metropoli" a cura di Renato D'Amico - ed. Le Nove Muse