Rischio Idrogeologico

Rischio Idrogeologico e Idraulico

Pubblicato il:

18 novembre 2009

Ultima revisione:

9 luglio 2019

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Il Piano di Emergenza Comunale approvato con Delibera di Consiglio Comunale n. 19 del 9 aprile 2013, prevede  i piani per il Rischio Idrogeologico  e per il  Rischio Geomorfologico  - Frane

Il territorio comunale di Catania presenta caratteristiche differenziate dal punto di vista morfo-altimetrico, con forti differenze tra la zona nord densamente urbanizzata, che è costituita dalle propaggini collinari del versante sud del cono vulcanico (con h = 350 - 0 mt sl.m.), e la zona sud decisamente più estesa, costituita dalla parte orientale del territorio pianeggiante della piana di Catania (con h = 80 - 0 mt s.l.m.).

Le caratteristiche del territorio comunale determinano differenze significative nelle varie tipologie di rischio idrogeologico: rischio idraulico da eventi piovosi consistenti, rischio geomorfologico (frane), o rischio da esondazione del Simeto per manovre o crollo di dighe di ritenuta, o per superamento del livello massimo di invaso.

Rischio Idraulico e Geomorfologico


In conseguenza di eventi piovosi, le situazioni di rischio possono essere determinate da:

  1. eventi di forte intensità (grande quantità di pioggia in un breve lasso di tempo), localizzati generalmente su un bacino ristretto (ambito urbano o pedemontano), per i quali vanno ipotizzati tempi di ritorno brevi (2, 5, 10 anni);
  2. eventi piovosi di lunga durata che si verificano su una zona molto ampia del bacino idrografico del Simeto, anche al di fuori dal territorio comunale di Catania, per i quali si possono ipotizzare tempi di ritorno molto lunghi (50, 100, 300 anni).


Gli eventi del tipo 1) riguardano essenzialmente la parte nord del territorio comunale, che è quella più densamente urbanizzata, e le zone di S. Giuseppe La Rena e Pantano d’Arci, dove la probabilità di allagamenti è legata al disordine urbanistico ed alla carente manutenzione degli alvei, che rendono pericoloso il regime idraulico di canali e torrenti in caso di piogge intense, potendosi verificare esondazioni localizzate in determinati punti critici.

Gli eventi del tipo 2) sono connessi ai possibili allagamenti dovuti ad esondazioni diffuse nella parte terminale dei fiumi Simeto, Gornalunga e Dittaino, essenzialmente in relazione a piene che superano la capacità dell’alveo, causate da piogge durature ed intense in ampie zone del bacino del Simeto. Caratteristiche del bacino idrografico del Simeto


 

Province interessate

Catania, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo, Siracusa.

 

Lunghezza asta principale

116 Km

 

Altitudine

Massima

3.321 mt s.l.m.

Media

531 mt s.l.m.

 

Minima

0 mt s.l.m.

 

Superficie bacino imbrifero

4.030 Kmq

 

Affluenti

Gornalunga, Dittaino, Cutò, Martello, Salso, Saracena, Troina.

 

Serbatoi presenti nel bacino

Ogliastro, Pietrarossa, Nicoletti, Sciaguana, Contrasto, Pozzillo, Ancipa.

 


Per quanto concerne gli aspetti climatici, la parte nord e la parte sud del territorio presentano comportamenti diversi, come è dimostrato anche dall’appartenenza a due Zone di Allerta diverse (come individuate dall’allora Ufficio Idrografico Regionale, oggi confluito nell’Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque) che costituiscono raggruppamenti geografici aventi un comportamento climatico caratteristico. La parte nord del territorio fa parte della Zona di Allerta “I” (Sicilia Nord-Orientale – versante ionico), caratterizzata da piovosità accentuata, mentre la parte sud rientra nella Zona di Allerta “H” (Bacino del fiume Simeto) a più bassa piovosità.


La parte nord del territorio, densamente urbanizzata, risente anche dell’intensa urbanizzazione che ha interessato il versante sud dell’Etna a monte della città, che ha determinato una drastica riduzione dei suoli permeabili e, quindi, un incremento delle acque di ruscellamento provenienti da nord che si riversano in maniera virulenta su alcune strade della città (via S. Nullo, via Galermo, via Passo Gravina, via Leucatia, via Etnea, viale Vittorio Veneto, ecc.) che oggi sono linee di deflusso preferenziali delle acque meteoriche.
Invece nella parte sud del territorio urbanizzato (S. Giuseppe La Rena, S. Francesco La Rena, Pantano d’Arci) la pericolosità è legata al fatto che le urbanizzazioni degli ultimi decenni hanno sconvolto la rete idrografica preesistente, per cui i canali oggi presenti provocano facilmente allagamenti in aree circostanti a causa di esondazioni localizzate per effetto di eventi piovosi più intensi (ad es. canale Forcile al villaggio S. Maria Goretti, canali Arci e Jungetto nella zona di Pantano d’Arci).
Spesso si tratta di canali di bonifica, fossi di scolo, e piccole aste torrentizie che tracimano a causa della inadeguatezza delle sezioni idrauliche per mancanza di manutenzione, ma soprattutto per la insufficiente capacità di deflusso delle immissioni di detti impluvi nei corsi d’acqua principali. Infatti tali corpi ricettori, se in passato hanno subìto interventi di sistemazione fluviale con arginature, golene ed alvei di magra, oggi si ritrovano il fondo alveo a quote spesso paragonabili alla quota dei terreni circostanti, a causa del continuo deposito alluvionale, e quindi non sono più in grado di consentire il deflusso delle portate di piena, né lo smaltimento delle acque provenienti dalla rete idrografica che vi confluisce.
E’ molto importante quindi, per minimizzare le probabilità di esondazioni, effettuare periodicamente interventi di pulitura dei corsi d’acqua che siano stati oggetto di sistemazione idraulica, al fine di ripristinare le sezioni idrauliche di progetto.


Per quanto concerne il rischio geomorfologico, le frane vengono classificate in base a:

  • tipo di materiale interessato e proprietà meccaniche;
  • tipo di movimento;
  • cause del movimento;
  • durata e ripetitività dei fenomeni.


Pertanto, ai fini dell’identificazione dello scenario di protezione civile, appare rilevante la velocità, la durata, la ripetitività del fenomeno franoso e, non ultimo, il fattore che può innescare il movimento franoso (pioggia e/o sisma).
Per quanto attiene la classificazione, si distinguono i crolli (falls) ed i ribaltamenti (topples) che riguardano prevalentemente i materiali rocciosi. Sono caratterizzati da spostamenti, generalmente repentini, di materiale verso il basso. Gli scorrimenti (slides) sono caratterizzati da movimenti lungo una superficie di taglio che si materializza in profondità lungo il versante. Riguardano prevalentemente i terreni argillosi ed il movimento lungo la superficie di taglio è di tipo rotazionale e/o traslativo. Infine si hanno gli spandimenti laterali (lateral spreads) che si innescano prevalentemente quando una massa rocciosa lapidea e fratturata è sovrapposta ad una roccia dal comportamento molto plastico che ne provoca il movimento.
Tutti i meccanismi elencati hanno alla base un deterioramento delle resistenze interne (resistenze al taglio) che in taluni casi possono avere un’accelerazione improvvisa a causa di un eccesso di acqua (piogge e/o innalzamento del livello di falda con aumento della pressione interstiziale) o di un input sismico.

Scenari di rischio (rischio idraulico)


In generale, l’analisi delle piovosità mensili indica come mesi più piovosi per Catania i mesi di ottobre, novembre e dicembre, con record storici riepilogati nella seguente tabella:

Dicembre 1955

424 mm

Ottobre 1999

371 mm

Novembre 2003

361 mm

Ottobre 2011   

125 mm

Febbraio/Marzo 2012

260 mm

Ma, ai fini della costruzione di scenari di evento, più che le precipitazioni medie sono significative le piogge intense, per le quali vanno considerati tempi di ritorno piuttosto brevi.
Per loro natura, i fenomeni legati al rischio idrogeologico e idraulico non possono essere previsti con esattezza, bensì in termini di probabilità.
Dalle curve probabilistiche elaborate per le diverse Zone di Allerta dal Servizio Rischi Idrogeologici del D.R.P.C. si possono ricavare le precipitazioni massime che ci si può attendere nella zona di Catania per tempi di ritorno di 2, 5 e 10 anni (si è adottata la curva probabilistica della Zona di Allerta “I”, che è quella con maggiore piovosità, ed in cui ricade la parte urbanizzata del territorio comunale), da tali elaborazioni si ottengono le seguenti intensità massime prevedibili su Catania:

Intensità Max.

Tr = 2 anni

Tr = 5 anni

Tr = 10 anni

Altezza di pioggia in un’ora

34,3 mm

50,2 mm

60,76 mm

Altezza di pioggia in due ore

44,2 mm

64,8 mm

78,4 mm

Da un’analisi dei dati storici risulta che di recente fenomeni particolarmente intensi, con carattere di rovescio, hanno determinato punte massime di piovosità nelle seguenti occasioni:
Nel novembre 1998 nella stazione pluviometrica di Catania G.C.OO.MM. è stata registrata una quantità di pioggia di 160 mm nei tre giorni dal 19 al 21 nov. 1998, con un’intensità di 48 mm in mezz’ora il giorno 20 novembre.
Nella seconda decade di ottobre 2006, si è avuto un totale di 184 mm di pioggia nell’intera decade, ed un’intensità massima di 74 mm in un’ora il giorno 14 ott. 2006.
L’evento più rilevante degli ultimi anni è stato quello del 13-14 dicembre 2005, quando a Catania e provincia ha piovuto abbondantemente per due giorni, provocando esondazioni dei fiumi Gornalunga, Dittaino e Simeto in contrada Passo Martino, con ingenti danni ad alcuni stabilimenti produttivi e a colture agricole. Lo scenario riferito a questo evento può essere sintetizzato con lo schema che segue, nel quale sono riportati dati meteorologici di stazioni di rilevamento significative, ubicate non solo nella zona urbana, ma anche nella conurbazione a nord della città e in comuni che fanno parte del bacino idrografico del Simeto:

Stazione di Rilevamento

Precipitazioni (mm)

Descrizione dei danni principali

13 dic.

14 dic.

- Chiusura al traffico, per allagamenti, della S.S. 192 “del Dittaino” e della S.S. 288 “di Aidone”.
- Il livello del Canale Buttacelo ha raggiunto gli argini con rischio di allagamento sulla S.S. 114.
- Allagamenti in viale Kennedy (hotel Miramare e lido Cled), Via San Gius. La Rena (staz. bus AST), via Dusmet pressi ingresso porto.
- Acque piovane torrenziali nelle vie Galermo, S. Nullo, S. Catania.
- Esondazioni localizzate dei fiumi Dittaino, Gornalunga e Simeto in contrada Passo Martino con:
a) allagamento di circa 200 Ha di terreni agricoli;
b) allagamenti e interruzione attività nelle ditte S.A.E.M. e S.Ma.B.S.

San Giov. Galermo

106

66

Pedara - SIAS

168

60

Sigonella – A.M.

140

48

Fontanarossa – A.M.

125

11

S. Francesco La Rena - SIAS

87,8

25,6

Paternò - SIAS

204

21,6

Adrano - SIAS

168

60

Le aree che in genere sono interessate da allagamenti in caso di intense precipitazioni sono quelle classificate come “siti di attenzione” nella carta della pericolosità idraulica, e riportate con la stessa denominazione nel Piano di Assetto Idrogeologico.
Sono da considerare siti di attenzione anche le aree interessate da allagamenti in occasione degli eventi piovosi del novembre 2003 e del dicembre 2005 (cfr. tavola contenuta nel “Modello di intervento settoriale di dettaglio per il rischio idraulico”).
Per gli eventi di piena del fiume Simeto, che possono provocare allagamenti diffusi intorno alla foce del Simeto e alla confluenza del Dittaino e del Gornalunga, nel P.A.I. del bacino idrografico del Simeto sono state condotte verifiche idrauliche per diverse portate di piena al colmo, calcolate per tempi di ritorno di 50, 100, 300 anni. La pericolosità idraulica “P” è stata valutata secondo una “metodologia semplificata” in funzione del solo tempo di ritorno “Tr”, adottando la seguente classificazione:

Tr

P

50 anni

P3 : alta

100 anni

P2 : moderata

300 anni

P1 : bassa


Facendo riferimento alle quattro classi di vulnerabilità E1, E2, E3, E4, come proposte dalle linee guida regionali in tema di rischio idrogeologico, si è determinato il livello di rischio combinando gli indici di pericolosità con gli indici di vulnerabilità degli elementi a rischio, ottenendo 4 diverse classi di rischio:

R1. Rischio moderato

I danni sociali, economici e al patrimonio ambientale sono marginali.

R2. Rischio medio

Sono possibili danni minori agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale che non pregiudicano l’incolumità delle persone, l’agibilità degli edifici e la funzionalità delle attività economiche.

R3. Rischio elevato

Sono possibili problemi per l’incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici e alle infrastrutture con inagibilità degli stessi, la interruzione di funzionalità delle attività socio-economiche e danni rilevanti al patrimonio ambientale.

R4. Rischio molto elev.

Sono possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi a edifici, infrastrutture e patrimonio ambientale, la distruzione di attività economiche.

Scenari di Rischio (rischio geomorfologico)


L’Ufficio Coordinamento Geologico, nell’ambito delle sue attività di istituto, ha compiuto diversi studi sul territorio riguardanti anche gli aspetti geomorfologici, idraulici, dei dissesti, etc. che sono poi stati in parte utilizzati per la redazione del Piano di Assetto Idrogeologico. Con il suddetto PAI la Regione Sicilia, Assessorato Territorio ed Ambiente, essenzialmente al fine di incentivare un corretto uso del territorio, ha identificato nel territorio comunale alcune aree a rischio di frana, e ad esse ha attribuito diversi gradi di pericolosità e, per alcune, anche diversi gradi di rischio. La discriminante è data dal valore del bene esposto. In termini di protezione civile assume quindi particolare rilevanza individuare i fenomeni franosi che, una volta attivati, possono determinare danni alla popolazione e/o ai manufatti.


Gli scenari di rischio da considerare sono quelli legati ad una attivazione del movimento franoso in seguito a piogge intense e/o prolungate e ad input sismico. A parità di input lo scenario muta in funzione del quadro morfologico, strutturale e litologico dei terreni in questione. E’ ovvio che la situazione di maggiore pericolo è quella che vede coinvolti i terreni litoidi in scarpate generalmente ripide o sub-verticali, laddove una attivazione della frana provoca crolli e/o ribaltamenti pressoché istantanei con scarsa o nulla possibilità di allertare la popolazione coinvolta.
In questi casi è importante che la popolazione interessata sia preventivamente informata di tale rischio.
Sulla scorta degli elementi raccolti nel PAI, si è individuato per ciascuna area lo scenario di rischio attraverso la correlazione della pericolosità, media, elevata o molto elevata (P2, P3 e P4 del PAI), la descrizione della dinamica dell’evento (tipologia del fenomeno franoso, stato di attività e velocità del movimento gravitativo) ed i possibili danni a persone o cose che il verificarsi dell’evento atteso può determinare.
Tutte queste informazioni sono state inserite nel quadro sinottico che segue, che è stato costruito mettendo in relazione le informazioni derivanti dal PAI per quanto concerne la Tipologia del fenomeno franoso, la Pericolosità ed il Rischio Idrogeologico. Per l’attribuzione delle Classi di Velocità dei fenomeni franosi è stata utilizzata la suddivisione proposta nel “Manuale Operativo per la predisposizione di un piano Comunale o Intercomunale di Protezione Civile” predisposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per la definizione dell’Intensità dei fenomeni franosi che individuano le conseguenze attese e quindi gli scenari di rischio, sono state correlate le informazioni suddette tenendo conto altresì delle esperienze conoscitive maturate dall’Ufficio Coordinamento Geologico nell’ambito della redazione dello studio geologico a supporto del PRG e della segnalazione delle aree in dissesto ai fini della stesura del PAI.

Aree a rischio di frana nel Comune di Catania

Cod. PAI

Località

Tipol.

Peric.

Veloc.

Rischio

Intens.

095-3CT-007

S. Sofia – Città Universitaria

9

2

1÷2

4

1

095-3CT-008

S. Sofia - Cibali

9

2

1÷2

4

1

095-3CT-010

Monte Po (*)

4

2

3÷5

4

1

095-3CT-014

Via Rometta – Cibali Sud

1

4

6÷7

4

3

095-3CT-015

P.zza Fusinato – P. Montessori

1

4

6÷7

4

3

095-3CT-016

Monte Po Ovest

8

2

1÷2

4

1

095-3CT-017

Torr. Acquicella – Librino Nord

4

3

3÷5

4

2

095-3CT-022

Leucatia

1

4

6÷7

4

2

095-3CT-028

Lungomare Ognina

1

4

6÷7

4

3

095-3CT-029

Piazza Nettuno

3

4

6÷7

4

3

095-3CT-030

Caìto

1

4

6÷7

4

2

095-3CT-033

Vicolo Montecassino

1

4

6÷7

4

3

095-3CT-035c

San Giorgio

5

3

2÷6

4

2

095-3CT-036

Pigno

1

3

6÷7

4

3

095-3CT-055

San Giorgio

5

2

2÷6

4

2

094A-2CT-001

San Demetrio

8-9

2

1÷2

3

1


(*)La frana di Monte Po (095-3CT-010) è stata stabilizzata mediante l’esecuzione di una palificata, la riprofilatura del versante e la regimentazione delle acque di ruscellamento. Inoltre, l’area è stata monitorata per due anni riscontrando modesti movimenti sul corpo di frana e spostamenti nulli all’esterno del corpo medesimo.


Legenda
Tipologia:
1 = Crollo e/o ribaltamento
2 = Colamento rapido
3 = Sprofondamento
4 = Scorrimento (scivolamento)
5 = Frana complessa
6 = Espansione laterale o lateral spreading (Deformazioni Profonde Gravitative di Versante)
7 = Colamento lento
8 = Area a franosità diffusa
9 = Deformazione superficiale lenta (creep, soliflusso)
Pericolosità:Rischio:
2 = Media3 = Elevato
3 = Elevata4 = Molto elevato
4 = Molto elevata
Classe di velocitàIntensità:
1 = Estremamente lento (>16 mm/anno)1 = Moderata
2 = Molto lento (16 mm/anno)2 = Media
3 = Lento (1,6 m/anno)3 = Elevata
4 = Moderato (13 m/mese)
5 = Rapido (1,8 m/ora)
6 = Molto rapido (3 m/min)
7 = Estremamente rapido (5 m/sec)


E’ necessario precisare che le aree elencate nel quadro sinottico soprastante sono solo una parte di tutte le aree individuate nel PAI e ciò per le evidenti diverse finalità degli studi suddetti. Ai fini di Protezione Civile sono state omesse tutte le aree prive di elementi vulnerabili quali, beni immobili, infrastrutture, attività umane, etc, nelle quali il rischio si può considerare nullo.


L’intensità del fenomeno esprime in definitiva il grado di pericolosità, in termini di protezione civile, in relazione alla tipologia del fenomeno franoso potendosi distinguere, per ogni classe di intensità, una serie di conseguenze attese. La sottostante tabella, esplicita i vari livelli di intensità, in relazione alle diverse tipologie di frana:

Intensità

Conseguenze attese

Tipologia

 

I 1

Moderata

Nessun rischio per la vita umana
Possibilità di rimozione dei beni mobili
Possibilità di effettuare lavori di consolidamento o di rinforzo durante il movimento

Frane superficiali o lente
Espandimenti laterali – DPGV
Colate lente riattivate
Soliflusso

I 2

Media


Evacuazione in genere possibile. Minore rischio di perdite di vite umane
Difficoltà di rimozione dei beni mobili
Impossibilità di effettuare lavori di consolidamento durante il movimento

Frane con velocità moderata
Scivolamenti di terra (neoformazione)
Colate di terra (neoformazione)
Scivolamenti di roccia (riattivazione)

I 3

Elevata


Rischio per la vita umana
Perdita totale di beni mobili
Distruzione di edifici, strutture e infrastrutture

Frane a cinematica rapida
Colate e scivolamenti di detrito
Crolli e ribaltamenti
Scivolamenti di roccia (neoformazione

 

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