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24 marzo 2022

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Ufficio Stampa
centro storico

 
Il Consiglio comunale presieduto da Giuseppe Castiglione nella seduta di ieri sera ha deliberato all’unanimità dei 23 consiglieri presenti lo studio di dettaglio del centro storico, un fondamentale e complesso documento di pianificazione urbanistica, aggiornato e rivisitato anche alla luce delle nuove norme per favorire il recupero del patrimonio edilizio di base dei centri storici.

Il documento con gli allegati, pareri necessari e la fasi consultive pubbliche , consegnato dalla giunta Pogliese agli uffici della direzione della Presidenza del consiglio comunale lo scorso mese di novembre per l’esame dei consiglieri, è stato illustrato in Aula dall’assessore Enrico Trantino, che ha evidenziato la strategicità del piano di recupero per lo sviluppo della nuova Catania, che valorizzi l’esistente patrimonio edilizio aprendolo alle nuove possibilità offerte dalla legislazione urbanistica per valorizzare edifici e tipologie edilizie, superando finalmente condizioni di degrado e abbandono di cospicue aree della zona storica di Catania.  

In particolare, lo strumento di pianificazione adottato dal consiglio comunale, il più importante per vastità dopo il piano regolatore generale urbanistico Piccinato risalente al 1969, riguarda la definizione della tipologia delle singole unità edilizie dell’area del centro storico, con procedura di approvazione attivata  con la soprintendenza dei Beni Culturali e il Genio civile.
Un complesso e articolato lavoro progettuale, che ha aggiornato e rivisitato le precedenti elaborazioni che non erano giunte alla finale fase approvativa, prodotto dai tecnici comunali della pianificazione della Direzione Urbanistica diretta dall’ingegnere Biagio Bisignani  in stretta collaborazione con gli organi regionali e un costante confronto con gli Ordini Professionali e l'ANCE.  Su un territorio comunale che si estende per complessivi 180,88 kmq, la zona omogenea "A" oggetto dello strumento urbanistico, viene occupata una superficie totale di 324 ettari. Nello specifico la Zona Omogenea "A" individuata dal vigente PRG individua un’ampia porzione della città storica suddividendola in sottozone denominate "A", "B", "A1": La zona "A" è costituita essenzialmente  dalla  città  ricostruita  dopo  il  terremoto  del 1693, , comprendendo anche la  zona del viale Regina Margherita, caratterizzata dalla presenza di ville nobiliari realizzate tra fine 800 e inizio del 1900. La zona "B" perimetra prevalentemente l'espansione del secondo ottocento  e  primo novecento, ad est della via Etnea. La zona "A1" interessa  il  centro  storico  di  San  Giovanni  Galermo, quartiere  posto a nord-ovest della città. Alle tre precedenti zone bisogna aggiungere parte del quartiere San Cristoforo, perimetrata come zona omogenea "A" dal decreto del Presidente della Regione del 2002, con cui è stata approvata la variante urbanistica per l'attuazione del programma Integrato dello storico quartiere cittadino. Nel successivo breve dibattito sono intervenuti i consiglieri Zammataro, Anastasi, Bianco, Di Salvo, Bonaccorsi e Gelsomino. Prima del voto finale sul documento sono stati approvati dall’aula di palazzo degli elefanti tre emendamenti, proposti dal presidente della commissione consiliare urbanistica Manfredi Zammataro. 

A conclusione dei lavori del consiglio comunale, l’assessore Enrico Trantino ha espresso grande soddisfazione: “Considero questo documento un atto rivoluzionario. Da troppo tempo la nostra città attendeva un piano che permettesse di dare fisionomia al centro storico e ricordo bene come al mio insediamento, due anni addietro, il sindaco Pogliese mi indicò proprio questo strumento di pianificazione tra le priorità assolute. L’esigenza di preservare le radici del tessuto urbano su cui si è sviluppata Catania  -ha aggiunto Trantino-  deve conciliarsi con la necessità di interventi che permettano di valorizzare lo straordinario patrimonio storico, che stride con il degrado e l’incuria di intere aree abbandonate, per mancanza di intraprendenza anche privata e di concreti stimoli alla riqualificazione, con il rischio di danni irreversibili. Adesso è il momento di trasformare le ambizioni in realtà e avere il coraggio di non considerare più la demolizione come tabù, ma di annoverarla come una possibile soluzione quando il recupero non è altrimenti consentito. I proficui incontri con le associazioni all'annosa questione di San Berillo e le conferenze dei servizi con la Sovrintendenza hanno posto le premesse per una pianificazione di dettaglio, meticolosa e attenta, per cui ringrazio tutta la Direzione Urbanistica per l’eccellente lavoro compiuto”.

nm