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20 maggio 2010

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Futurismo! Era questa la parola d’ordine di un pensiero totalizzante dell’arte e della vita, dirompente per le consuetudini borghesi della belle èpoque, volto ad esaltare la rivoluzione tecnologica, la fiducia illimitata nel progresso e la fine dei vecchi schemi ideologico formali, liquidati come passatismo.

La sua guida Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) idolatrò il dinamismo, la velocità, l'industria, le macchine, perfino la guerra considerata igiene del mondo; per dirla con Gino Raya il futurismo intendeva essere lievito dinamico che sorpassa la letteratura poichè per esso l’arte si realizza non solo con l’azione ma nell’azione fine a se stessa.
Attori Teatro Stabile per rappresentazione futurista
Il primo approccio degli intellettuali siciliani e catanesi risale agli albori del movimento, dando luogo ad una esperienza peculiare per l’influsso che esercitò, per oltre un ventennio, sulla vita culturale dell’isola.
Catania ebbe la ventura di ospitare il primo incontro tra Giovanni Verga e Marinetti avvenuto nel 1909.

Lo stesso Luigi Capuana sostenne il capofila del futurismo, sia in occasione di una polemica svoltasi sui giornali siciliani che difendendolo con una lucida perizia al Tribunale di Milano, l’8 settembre 1910, al processo per oltraggio al pudore subito dallo stesso Marinetti per il romanzo Mafarka il futurista.

Ben presto, il movimento si affermò in città, divenendo fenomeno di costume. I caffè preferiti dei futuristi erano la”Birraria Svizzera” dei fratelli Tscharner in Via Stesicorea 141 ed il Bar Brasile, di Antonio Imbrosciano, che, dal 1924, si stabilì al civico 105 di via Etnea.

Primo tributo etneo alla nuova tendenza fu il quindicinale Pickwick, che, apparso il 10 marzo 1915 e palesemente ispirato al famoso periodico fiorentino Lacerba,  fu giudicato dal De Robertis: La sola rivista degna di considerazione uscita in Italia in questi ultimi tempi tra tutte le altre che disonorano la letteratura e l’arte. Il tono generale del periodico non era futurista in senso ortodosso: i suoi direttori Antonio Bruno, Giovanni Centorbi, Giacomo D’Artemi (pseudonimo di Giacomo Coniglione), Mauro Ittar tendevano a dare piuttosto come conclusa l’esperienza cui avevano aderito come antidoto al provincialismo isolano.

Tra gli altri poeti incendiari si annoverano catanesi per nascita, come Gesualdo Manzella Frontini, (nato il 28?10?1885 e morto il 02-09-1965) cui si deve un’opera critica dal titolo I contemporanei ed i futuristi, Salvatore Lo Presti (nato il 01-05-1903 e morto il 28-09-1980), ardente legionario fiumano, futuro studioso di storia e folclore siciliani ed autore, fra l’altro, del pregevole volume Gli ordinamenti marittimi di Catania (XV-XVIII Secolo), Domenico Maria (Mimì) Lazzaro (nato il 19?01?1905 e morto il 16?03?1968).

Particolare menzione per la lucidità del suo pensiero merita Ferdinando Caioli (nato il 03-11-1898 e morto il 05-01-1972), che, nel 1962 tracciò, in un articolo apparso sulla Rivista del Comune, la genesi ed il divenire del futurismo catanese; era già stato animatore di rivistine letterarie come La Fonte (1917), diretta con Rodolfo Di Mattei, o come La Scalata, in collaborazione con Alfio Berretta e Nello Simili, o La Spirale, con Giovanni Melfi Maiorana. Quest’ultimo, nato il 31-07-1902 e morto il 04-02-?1982, noto con l’immaginifico pseudonimo di Mario Shrapnel, fondò nel 1921 la rivista Haschisch il più espressivo documento del Futurismo catanese frutto di un circolo costituito anche da Giuseppe Marletta (che nei primi due numeri pubblicò notevoli testi concernenti le arti visive), da Giacomo Etna (pseudonimo di Vincenzo Musco) e dal citato Salvatore Lo Presti.


Su Haschisc, la rivista di formato più piccolo mai pubblicata, apparvero il Manifesto del tattilismo (1921) ed il Manifesto Futurista Siciliano di Marinetti in cui, polemicamente, si proponeva l’utilizzazione moderna del teatro Greco di Siracusa. Non va dimenticata la rivista Aeterna redatta da Filippo Anfuso ed Antonio Aniante. Il panorama dei periodici coevi può essere completato da Zootalpis di Aniante e da Sinagoga di Vito Mar Nicolosi. Una speciale attenzione per la caratura del suo direttore, il citato Domenico Maria Lazzaro, merita L’Albatro.


Il futurismo catanese fu prevalentemente letterario: l’unico rappresentante eclettico di un avanguardismo artistico fu Domenico Maria Lazzaro, scultore e poeta (oltre che pugile e nuotatore). Questi, messosi in contatto con Marinetti, partecipò a diverse mostre futuriste e diede ottima prova di sé con i quattro altorilievi bronzei collocati alla base del monumento al cardinale Dusmet, completato da Raffaele Leone nel 1933 in piazza S. Francesco e, più tardi, con la statua della Giustizia del nuovo Tribunale (1953) e con i quattro candelabri di Piazza Università.

A Catania non vi fu una immediata e piena rappresentazione dell’architettura futurista; è però possibile rintracciarvi interessanti legami a partire dai primi anni ’30, quando Marinetti rivendicò al futurismo la paternità spirituale dell’architettura razionalista italiana, sostenuta dal fascismo quale reazione al contagio straniero.

Invero, durante l primo dopoguerra, si verificò la nazionalizzazione del futurismo in razionalismo, consacrata nella mostra di architettura futurista patrocinata da Mussolini nel 1928, intendendo trasformare le avanguardie architettoniche in qualcosa che richiamasse più da vicino le identità nazionali prefigurate dal regime.
Il ruolo rivoluzionario del futurismo attecchiva anche a Catania, attraverso diversi orientamenti. In quel periodo, la figura poliedrica dell’architetto Raffaele Leone (1897-1981) esemplifica, in una Catania desiderosa di cambiamenti, l’approccio al futurismo, razionalismo derivato dall’ambiente romano e milanese, inserendosi nel dibattito attraverso il quale appoggia il carattere nazionale dell’architettura. Leone pubblicò, dal 1931 al 1933, sotto vari pseudonimi di sapore futurista (Elle, L’Edile, Cavatine urbanistiche) numerosi articoli sul Popolo di Sicilia.

Documenti esposti dall'Archivio StoricoFra le carte dell’Archivio Storico Comunale, malgrado le dolorose perdite sofferte, emergono frammenti significativi di tale stagione: dalle note biografiche dei protagonisti, tratte dai Registri dello Stato Civile, ai vari contributi apparsi sui periodici Siciliana  e Rivista del Comuneed in altre pubblicazioni.

Tra le pratiche edilizie, appartenenti al fondo Ufficio Tecnico, si rinvengono significativi elaborati grafici di matrice razionalista, che documentano palesemente le influenze del movimento futurista sul volto della nostra città, nonché notizie inedite sui luoghi di ritrovo preferiti dai suoi esponenti.


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