L'Economia

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Pubblicato il:

11 marzo 2013

Ultima revisione:

1 luglio 2014

L'Economia

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Città da tre secoli, la parte di tessuto urbano che costituisce la prima Circoscrizione contiene gli edifici e gli spazi pubblici più significativi non soltanto dal punto di vista identitario e architettonico, ma anche da quello dell’economia. Il primato spetta all’attività commerciale.
La fiera, localizzata tra la piazza Stesicoro e il convento del Carmine, in piazza Carlo Alberto e nelle vie e piazze circostanti, vera cerniera tra la città settecentesca e quella ottocentesca, attrae da sempre, tutte le mattine, migliaia di persone. Lo stesso accade nella pescheria, localizzata tra piazza Duomo e la vecchia Marina. A collegare i due grandi mercati all’aperto sta la via Etnea, cuore commerciale della città almeno fino agli anni ’80, allorché un nuovo "centro" dell’attività elegante del commercio al dettaglio si è sviluppato nella terza Municipalità, lungo il corso Italia e le vie adiacenti. Stessa vocazione commerciale hanno gli altri due rettifili che muovono da piazza del Duomo: la via Vittorio Emanuele e la via Garibaldi.
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Una vocazione antica, questa, che, soprattutto nel secondo caso, si connette alla destinazione a mercato decretata sin dalla sua costruzione all’antica piazza San Filippo, oggi piazza Mazzini. Qui, lungo questa strada si è andata radicando un’attività commerciale all’ingrosso che nella sua espansione ha occupato spazi sempre più ampi lungo le vie e le piazze tutto intorno. E ancora oggi la zona è luogo di attrazione nei confronti di piccoli commercianti che dai paesi vicini vengono qui a rifornirsi di merci per i propri negozi. A partire dagli anni Sessanta, nel tratto compreso tra la piazza Stesicoro e la piazza della Repubblica, lungo il corso Sicilia (la nuova arteria nata in seguito allo sventramento del vecchio quartiere San Berillo), si sono invece andate disponendo le sedi principali di banche ed imprese assicurative, immobiliari e finanziarie, nonché studi professionali.
Tanto da meritare il titolo, a dire il vero forse un po’ troppo altisonante, di city. E così, nel bel mezzo di un contesto ancora fortemente degradato, soprattutto per le preesistenze del vecchio San Berillo, ha posto le sue radici il nuovo centro direzionale finanziario, con uno spettro d’azione nazionale ed internazionale: imprese la cui natura giuridica prevalente è quella di società a responsabilità limitata (con significative presenze di società per azioni), e i cui capitali sono, in larga misura, di provenienza endogena. L’accentuata terziarizzazione dell’ampia zona centrale della Municipalità si è accompagnata ad un esodo considerevole dei residenti: nel corso della seconda metà di questo secolo, strade fin troppo trafficate di giorno, divenivano deserte dopo l’orario di chiusura di banche, negozi ed uffici, creando un’atmosfera di diffusa desolazione e persino di pericolosità. Era cosi soprattutto nei difficili anni ’80, allorché, alla sera, strade e piazze deserte divenivano spesso territorio di bande di criminali.
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A questa situazione hanno posto rimedio insieme le istituzioni pubbliche, con una politica di recupero del centro storico, e molti giovani che hanno deciso di riappropriarsi degli spazi più identitari della città.
Oggi, via Etnea, piazza Bellini, piazza Scammacca, via Crociferi, la scalinata Alessi, hanno acquistato una grande vitalità anche notturna dovuta soprattutto alla presenza di luoghi di ritrovo frequentati in particolare da folle di giovani provenienti non soltanto dalla città, ma anche dal suo hinterland e, talvolta, persino da altre parti della sub regione orientale della Sicilia. AI di là dei rettifili, tuttavia, permane, a tutt’oggi, il grave degrado delle maglie interne dei quartieri Cappuccini – Antico Corso, Civita – Angeli Custodi, San Cristoforo, che, nel complesso, accolgono oltre il 16% della popolazione comunale. In particolare, mentre la vocazione economica e produttiva prevalente del quartiere Cappuccini – Antico C orso è di tipo commerciale, negli altri due quartieri, Civita – Angeli Custodi e San Cristoforo, prevalgono le attività artigianali.
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Relativamente alla natura giuridica delle imprese, dominano le ditte individuali e le società semplici; modesta è la presenza di società di fatto; scarsamente presenti sono le società a responsabilità limitata e le cooperative; totalmente assenti le società per azioni.
Si tratta, in prevalenza, di attività imprenditoriali di piccole dimensioni, con valenza in linea di massima artigianale, a conduzione prevalentemente familiare, poco diversificate in termini di gamma di prodotti, e poco orientate agli aspetti della commercializzazione.
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Elemento di caratterizzazione del contesto produttivo di questi tre quartieri più poveri del centro storico è la forte dipendenza del fatturato da un solo tipo di prodotto o servizio: vale a dire la bassa diversificazione delle attività delle imprese. "In termini strategici - si legge nell’indagine conoscitiva condotta dalla SDA Bocconi in vista del programma Urban – questo si traduce in un ampliarsi del rischio d’impresa dipendente dal mutare delle variabili di contesto riferite al prodotto- servizio dominante (mutamenti nella domanda, ad esempio) ed in una specializzazione produttiva e culturale che aumenta la rigidità nei confronti del cambiamento ove necessario". Qui, infatti, quando tra gli anni ’80 e i primi anni ’90, la provincia di Catania è stata interessata da una forte recessione economica, tanto da arrivare a posizionarsi tra le province italiane più povere (ottantaduesimo posto nel 1997), sono state spazzate via imprese di piccolissime e piccole dimensioni, con prevalente apporto lavorativo del nucleo familiare e la collaborazione di pochi addetti (oltre l’80% delle imprese conta, al massimo, tre collaboratori), peraltro con basso titolo di studio e bassa qualificazione. Le sfide future riguardano, allora, un accrescersi generalizzato delle capacità delle piccole imprese dell’area di far fronte alla concorrenza locale, nazionale, e possibilmente anche internazionale, il rilancio delle attività caratteristiche dei quartieri, l’ammodernamento dell’artigianato comune, la promozione dell’artigianato artistico e di nuove attività imprenditoriali, la promozione dei consorzi fra gli artigiani, un maggiore raccordo tra gli artigiani ed i soggetti pubblici preposti all’attuazione di interventi, in materia di sviluppo locale.

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