Il Tessuto Urbano

La storia della Circoscrizione "Centro" è la storia di Catania: non solo perché la Circoscrizione ingloba la città che venne ricostruita dopo il terremoto del 1693, ma perché è qui che hanno avuto luogo le vicende più importanti che hanno riguardato la città di Catania almeno fino alla seconda guerra mondiale. Tutto comincia, o meglio ricomincia, I'8 maggio del 1693, cinque mesi dopo il tremendo terremoto, quando il Consiglio dei Giurati decide, come aveva consigliato l'ingegnere militare Grunembergh al Duca di Camastra, di ricostruire la città tutta sullo stesso sito. Rinata sulle macerie della vecchia, la nuova città si basa su uno schema urbano regolare, applicato però con elasticità per adattarsi alle esigenze e volontà dei potenti ordini religiosi o delle altrettanto potenti famiglie nobili.

Entrambe le classi dominanti si insediano nella parte orientale della città, quella che cresce attorno alle vie Uzeda e Crociferi in direzione nord-sud, e alle vie ad esse ortogonali chiamate San Francesco, San Filippo e Lanza. La città è compresa nel perimetro che, grossomodo, corrispondeva a quello delle mura di Carlo V, presentandosi sin da subito divisa tra quartieri di prestigio, dove risiedono le classi benestanti e dove hanno sede le istituzioni, e quartieri poveri, dove vivono, in ben altre condizioni, poveri e diseredati.

La separazione tra "città egemonica" e "città subalterna" nasce in modo ufficiale con la stessa deliberazione del consiglio dei Giurati che divide la città in zone, assegnando ai terreni prezzi differenziati: a est, il prezzo è quasi triplo rispetto alla contrada occidentale di Sant'Agostino; intermedio è il prezzo delle aree poste in mezzo.
Nel secondo quarto del XVIII secolo, mentre la città si ricostruisce moderna, con strade larghe diritte, almeno nella sua parte "egemonica", il perimetro delle vecchie mura viene oltrepassato e intrapresa la realizzazione di due importanti strutture: il Conservatorio della Vergini al Borgo e l'Ospedale San Marco subito fuori la porta di Aci. Fuori le mura vennero anche ricostruite numerose Chiese, da San Domenico a Santa Maria di Gesù al Carmine. E' questo l'inizio della conquista delle contrade settentrionali, prima fino al Borgo e alla Consolazione, poi fino alle prime propaggini dell'Etna. Il sistema degli spazi pubblici si sviluppa sullo scheletro delle maglie viarie ortogonali con piazze quasi sempre regolari (fa eccezione Piazza Duomo a causa delle preesistenze) che vengono concepite come "simboli" della città grazie alla complessità delle funzioni degli edifici che vi prospettano e alla loro qualità architettonica.

Piazza Duomo rappresenta la sintesi fra i poteri, con il Palazzo del Senato, la Cattedrale con il Seminario dei Chierici, un palazzo nobiliare, e per questo ospita l'elefante, simbolo della città. Piazza degli Studi conferma il valore di rappresentatività dato agli spazi urbani e alle loro quinte con la parte posteriore del Palazzo del Senato, l'Università e i palazzi Gioeni e Sangiuliano. Anche una piazza destinata a svolgere la funzione di mercato del pesce, con 24 botteghe, piazza San Filippo, oggi Mazzini, viene concepita con un disegno unitario "colto" basato sul quadrato ad angoli chiusi con portici. Ben diversa la situazione dei quartieri occidentali e di quelli più vicini al porto come la Civita. Qui, favoriti dai bassi prezzi dei terreni, si reinsediano i sopravvissuti più poveri costruendo le loro modeste case terranee o, tutt'al più, solarate spesso appoggiandosi alla preesistente rete stradale fatta di vie strette, tortuose, irregolari.In qualche caso vengono riproposti sistemi a cortile di tipo rurale, con case terranee che si affacciano su un cortile comune al quale si accede attraverso un arco posto sulla via.

Nel quartiere "Antico Corso" o ai "Lumacari" la presenza di queste povere case a schiera e la povertà degli spazi pubblici marcheranno per secoli il paesaggio urbano e le condizioni di vita degli abitanti. Un destino analogo spetterà non solo ad altri quartieri interni alla città, come quello della "Civita", ma anche a quei borghi che già esistevano fuori Ie mura, come "Borgo" e "Consolazione", o che si andranno costituendo a sud come "San Cristoforo".Proprio nel mezzo dei poveri quartieri occidentali sorge una delle più straordinarie "macchine architettoniche" europee, quel Monastero di San Nicolò l'Arena concepito dai Benedettini con ben quattro chiostri (di cui solo due realizzati) e tenuto sempre separato dalla città circostante con la realizzazione di un alto muro di cinta. La prima Circoscrizione contiene anche le prime espansioni storiche: quelle occidentali costituitesi a metà Settecento attorno al prolungamento verso la Piana di via San Filippo e che hanno nella porta Ferdinandea e nella piazza Palestro gli elementi più rappresentativi; quelle orientali della prima metà del s ecolo successivo che si sviluppano tra il quartiere di "San Berillo" e la costa; quelle settentrionali con il prolungamento della via Etnea fino al tondo; e, infine, a sud, oltre la via del Gallazzo dove si definisce sempre più il tessuto urbano di San Cristoforo.

E' la situazione riprodotta nel 1832 da S. Ittar. Basta confrontare questa famosissima pianta con il perimetro della prima Circoscrizione per verificare che quest'ultima comprende anche parti di città di più recente costituzione: si tratta di quartieri realizzati negli ultimi decenni del XIX secolo o agli inizi del XX, secondo le previsioni del piano di risanamento e di ampliamento della città di Catania redatto da B. Gentile Cusa e presentato nel 1888.
Sono le espansioni orientali che hanno come assi principali la via Umberto I e il viale Regina Margherita, e che si sviluppano in continuità con la città settecentesca già di per sé a struttura regolare, secondo lo schema a scacchiera con isolati rettangolari; poi le espansioni nord-occidentali attorno a via Androne e al prolungamento verso la piana dell'asse dei viali; infine le espansioni meridionali, quelle di San Cristoforo ancora una volta destinate alle classi meno abbienti. Nonostante l'apparente continuità con la struttura urbana settecentesca, il paesaggio urbano di questi pezzi di città di fine ottocento è molto diverso. Gli edifici sono, per lo più, case da pigione; gli edifici pubblici sono pochissimi e non godono di posizioni privilegiate; gli spazi pubblici sono solo le strade, peraltro quasi tutte di sezione ridotta, e qualche piccolo slargo senza pretese di rappresentatività: è la città della rapida urbanizzazione, della speculazione che sfrutta la crescita tumultuosa della popolazione che dagli 84 mila abitanti del 1871 passa ai 210 mila del 1911. Ma la prima Circoscrizione è anche quella di corso Sicilia che rappresenta una cicatrice non ancora rimarginata nel tessuto urbano allorché, negli anni Cinquanta, una parte importante del tessuto del quartiere popolare di San Berillo fu rasa al suolo sulla base di una scelta operata per la prima volta da De Felice Giuffrida all'inizio del secolo. La "storia fattasi pietra" di questa parte così importante della città, ottiene un riconoscimento adeguato solo con il Piano Regolatore di L. Piccinato del 1964. Qui, dopo l'operazione San Berillo, la città rilevata da Ittar nel 1832 viene sottoposta a tutela con la definizione del Centro Storico, lasciando al di fuori alcuni tessuti urbani tardosettecenteschi come San Cristoforo e i quartieri del piano di Gentile. Anzi proprio San Cristoforo, secondo le indicazioni del piano, avrebbe dovuto essere demolito per ospitare nuovi quartieri di edilizia residenziale. Questo che oggi definiamo un errore, ma che era forse il massimo risultato ottenibile con la cultura degli anni Sessanta, è stato oggi sanato dalle previsioni del nuovo PRG che accoglie nella zona A questi tessuti, insieme a quelli dei sobborghi storici.