Il Tessuto Urbano

tessuto urbano

Pubblicato il:

11 marzo 2013

Ultima revisione:

15 dicembre 2022

Il Secondo Municipio  "Ognina - Picanello - Barriera - Canalicchio" nasce nel 2013 dall'accorpamento della 2ª Municipalita' (Picanello - Ognina) con la  4ª Municipalita' (Barriera - Canalicchio) ed e', tra le sei, la meno omogenea da un punto di vista sia storico che urbanistico. Essa confina a nord con i comuni di Gravina, S. Agata Li Battiati, Tremestieri  Etneo e S. Gregorio; a nord-est con il comune di Acicastello; la parte est s'affaccia sulla costa fino alla Stazione Centrale giungendo ai confini con il 1° Municipio; a sud-ovest confina con il 3° Municipio sino a Piazza Verga;  ad ovest con il 4° Municipio.

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Si tratta di una porzione di territorio urbano dalle origini diverse, ma in gran parte costituitasi nel corso del XIX secolo. La parte più rappresentativa, più "in vista", sembra essere oggi quella che occupa il lembo compreso tra le due più importanti strade della città in direzione est-ovest, via G. Leopardi e via Umberto I, con l'asse di corso Italia posto in mezzo tra le due.

I nuclei originari sono da ricercare nei sobborghi di "Ognina", "Picanello", "Barriera" e "Canalicchio".

Il borgo di Ognina ha rappresentato per secoli uno dei luoghi in cui si sono insediati i pescatori dello Jonio proprio per la presenza del piccolo golfo omonimo legato, peraltro, alla leggenda di Ulisse. Completamente autonomo da Catania, alla quale era collegato da una strada distante dal mare, esso era costituito da case povere, e da magazzini e locande per i pescatori. E così rimase fino alla meta' del XIX secolo. Lo sviluppo dell'industria dello zolfo, di cui la Sicilia divenne il primo produttore mondiale e le cui raffinerie vennero insediate sulle lave Larmisi, fu causa di una serie di modificazioni della struttura territoriale della Sicilia orientale; modificazioni che coinvolsero anche il piccolo borgo marinaro. Dapprima, a partire dal 1830, fu realizzata la via Messina che serviva la zona delle raffinerie e lungo la quale fin da subito cominciò a svilupparsi una edificazione nastriforme; in seguito, nel 1866, venne realizzata la tratta ferroviaria Messina-Catania e, quattro anni dopo, la tratta Caltagirone-Catania. Mentre quest'ultima serviva a portare la materia prima dai bacini minerari dell'interno alle raffinerie, fu naturalmente il primo tracciato che coinvolse direttamente il borgo tagliandolo a metà. Frattanto procedeva rapidamente l'edificazione lungo le due strade che collegavano l'antico borgo a Catania, ormai fino a saldarlo ad essa. L'amenità dei luoghi e la moda delle case di villeggiatura di nobili e borghesi introdussero nel borgo di Ognina nuovi tipi edilizi: risalgono, infatti, agli ultimi decenni del XIX secolo alcune case di prestigio con terrazza che si affaccia sul mare.

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Una di esse fu quella della famiglia Mancini Battaglia cui si deve la realizzazione della omonima piazza per la quale la famiglia donò l'area. Il bando di concorso per il piano regolatore pubblicato nel 1931 aveva inserito Ognina tra le aree sulle quali, naturalmente, doveva prevedersi l'ampliamento della città di Catania. In attesa che I'iter dello strumento urbanistico si perfezionasse, fu realizzato un ambulatorio. Così come in altri sobborghi, sia prima che dopo la fine della guerra, anche a Ognina cominciarono ad insediarsi nuovi edifici di origine speculativa che "sfruttarono" la bellezza della costa per attirare acquirenti.

La tendenza venne confermata nei programmi di attuazione del PRG, elaborato agli inizi degli anni Cinquanta, in cui furono considerati come interventi prioritari proprio il nuovo quartiere residenziale, da realizzare lungo la costa, e la circonvallazione. A questo punto, il destino di tutta l'area compresa tra corso Italia e Ognina, passando per Guardia e Rotolo, è segnato. Lo stesso Piccinato, infatti, elaborando all'inizio degli anni Sessanta il nuovo strumento urbanistico, confermò un'altissima densità edilizia per tutta l'area. Anche la zona litoranea delimitata dalla via Messina viene destinata a edilizia residenziale con una densità territoriale ancora elevata, pari a 3 mc/mq.
Ma proprio su Ognina Piccinato ha commesso uno dei suoi errori più netti: il PRG prevede sostanzialmente la cancellazione del borgo. Ne viene, infatti, ridisegnata la struttura urbana; ne vengono individuate le aree destinate a edilizia scolastica e verde; mentre la parte a ridosso del golfo viene invece destinata ad attività balneari. Qui il genius loci non fu dunque preso in alcuna considerazione.

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Di urbanizzazione molto più recente è Picanello. Fino ai primi lustri successivi all'unificazione italiana, il quartiere faceva parte di quella che Bernardo Gentile Cusà aveva definito, negli anni Ottanta del XIX secolo, una "contrada ridente" fatta di "oliveti e agrumeti, non lave", e che, per questo, lo stesso aveva destinato (non senza considerare la crescente crisi del settore agricolo) alla realizzazione dei quartieri più rappresentativi della Catania che si sarebbe affacciata al nuovo secolo. Erano quelli anni in cui la separazione fra città e campagna era netta; separazione che anzi andava rimarcata, soprattutto nel caso di una "città in formazione" come era Catania, città che, infatti, in occasione del primo censimento nel XX secolo, aveva fatto registrare un aumento della popolazione di circa il 116% rispetto ad appena 40 anni prima, e che, nel decennio successivo, sarebbe cresciuta ancora del 25%. La nascita e lo sviluppo di questo quartiere va probabilmente individuata in una serie di operazioni tecnico-amministrative, poste in essere proprio intorno alla questione dei confini urbani. Sempre sul finire del secolo XIX Gentile Cusà, per esempio, sosteneva che la cinta daziaria dovesse essere più esterna rispetto alla circonvallazione perchè,  per ostacolare la edificazione al di là di essa, bisognava creare una varietà di servizi che giustificasse i maggiori costi che i terreni avevano dentro la città. Così la distanza dalle strade di circonvallazione, che garantivano un rapido collegamento, e la mancanza dei servizi urbani avrebbero agevolato la densificazione di Catania.
Per questo motivo il piano arrestava le sue previsioni alla "zona di più lontana edificazione", delimitata, da questa parte, dalla via Messina e dal viale Principe Amedeo, e non si preoccupava di prevedere alcunchè nella contrada Picanello. Ma la politica del Comune non fu mai coerente nel corso degli anni e, per questo, si innescarono processi di urbanizzazione al di fuori dei disegni urbani prefigurati dall'Amministrazione. Già nei primi decenni dopo l'Unità, la contrada Picanello era diventata, proprio grazie alla sua amenità, sede di villeggiatura delle famiglie catanesi nobili e benestanti.
 
Nel corso degli ultimi due decenni del XIX secolo, però, grazie alla sua vicinanza con i nuovi quartieri borghesi che si andavano realizzando a cavallo del viale Regina Margherita, e grazie ai bassi costi dei terreni (la contrada restò fuori dalla cinta daziaria fin quasi alla fine del secolo), numerose famiglie di nuovi inurbati vi avevano trovato occasioni di insediamento grazie a piccole lottizzazioni.

Il carattere del sobborgo si era andato modificando proprio grazie alla contemporanea presenza di abitanti appartenenti a diverse classi sociali. Fu probabilmente a questo punto, ma con maggiore decisione tra gli anni Dieci e gli anni Trenta del secolo scorso, che le famiglie Scammacca, Bonajuto e Marletta, proprietarie di gran parte dei terreni della contrada, avviarono una serie di operazioni di lottizzazione che si innestarono prima sulle strade già esistenti per interessare successivamente la parte più interna dei fondi.

La scelta di frazionare il terreno in lotti più grandi sulle strade principali e lotti più piccoli lungo le strade secondarie che definiscono gli isolati conduce, nell'immediato, ad una più rapida commercializzazione dei lotti destinati a fasce di acquirenti dalle possibilità economiche più disparate, ma dà origine ad una commistione di tipi, di stili e di paesaggi urbani accentuata nel corso del boom edilizio degli anni Cinquanta e Sessanta.

E' questa fase postbellica che sancisce l'avvenuta definitiva trasformazione del sobborgo di Picanello in città. Infatti, sebbene fin dal 1882 fosse stato previsto un collegamento tranviario tra il villaggio di Ognina e il centro della città, nel 1905 fosse stata costruita la chiesa di S. Maria della Salute, e, vent'anni più tardi una scuola elementare, fino ai primi anni del secondo dopoguerra Picanello aveva tuttavia continuato a possedere i caratteri di un sobborgo di origine rurale, con la permanenza di numerosi edifici legati all'antica utilizzazione agricola, di ville e case da villeggiatura accanto a case terranee e palazzetti urbani realizzati nell'ambito delle lottizzazioni.

Nel bando di concorso per il PRG del 1931, anche Picanello, come Ognina, viene incluso tra le aree su cui concentrare l'ampliamento della città, e il progetto del 1934 gli "assegna" l'edilizia semintensiva. Nel progetto di PRG del 1952, Picanello viene "promosso" a quartiere di edilizia intensiva (con densità possibili superiori a 18 mc/mq) e, giusto per dare una ulteriore spinta, nello stesso anno si procede alla sistemazione stradale di molte vie di Picanello che, fino ad allora, avevano mantenuto caratteri tutt'altro che urbani. Solo dieci anni dopo, nell'ambito del nuovo PRG di Catania, su Picanello vengono fatte riflessioni diverse da quelle che lo abbandonano alla speculazione selvaggia. Piccinato, prevedendo la realizzazione dell'asse attrezzato sul quale egli incardina la nuova struttura urbana, collega ad esso due nuovi poli, con I'obiettivo di spezzare il monocentrismo della città, e ne colloca uno direzionale-commerciale proprio a Picanello, sul quale occorrerà redigere un piano particolareggiato.

La parte della Circoscrizione  a sud di via G. Leopardi altro non è (per genesi e, oggi, per caratteristiche e funzioni) che il prolungamento fino al mare di corso Italia. Presenta, pertanto, le caratteristiche di tutta la parte orientale dell'asse dei viali e dei quartieri adiacenti: residenze e attività commerciali di prestigio, funzioni pregiate come banche e sedi di rappresentanza di società. Ben diversa la condizione di quella parte del Municipio delimitato a ovest da viale Vittorio Veneto e a sud da via G. Leopardi. Qui, nonostante la realizzazione di qualche attrezzatura pubblica come lo stadio di Picanello, il paesaggio urbano mantiene ancora quel carattere di frammistione di elementi suburbani con elementi urbani realizzati in epoche e con logiche diverse. Permangono le case costruite nell'ambito delle lottizzazioni della prima metà del secolo, ma anche più antichi edifici rurali ormai assorbiti dagli isolati. La sostituzione edilizia, avviata dopo la guerra sulla base del regolamento edilizio del 1935 e dei successivi strumenti che prevedevano la densificazione, è stata realizzata solo in parte e prevalentemente ai margini del quartiere o attorno agli spazi urbani più importanti. La presenza di imponenti edifici multipiano, alti a volte anche più di 30 metri, non ha migliorato le condizioni del quartiere. Anche una delle vie principali, via Duca degli Abruzzi, non ha una sezione stradale tale da reggere alla presenza dell'alta cortina edilizia che ne costituisce la quinta occidentale. Le piazze e i larghi per la maggior parte sono trattati con sistemi banali di arredo urbano, quando non semiabbandonati per la parte a verde e invasi senza regole dalle automobili parcheggiate nella parte "minerale". Ancora diversa la condizione del "Rotolo", quartiere cresciuto attorno a un ipertrofico viale innestato a est su una altrettanto ipertrofica piazza vuota, per fortuna tagliata dal lungomare, che a ovest muore su un tessuto urbano caratterizzato da una struttura stradale inadatta a "reggere" le potenzialità di traffico del viale e che, dunque, rimane sottoutilizzato. I complessi residenziali chiusi che qui sono stati realizzati sono l'applicazione di una logica introversa di non-dialogo con la città e rimangono, dunque, pezzi di città-dormitorio che hanno come unico vantaggio la vicinanza con il centro di Catania, con il lungomare e con la parte più antica di Picanello.
 II quartiere di "Barriera del Bosco" deve il suo nome al "bosco etneo", che comprendeva i paesi di Tremestieri Etneo, Viagrande, San Giovanni la Punta e Zafferana, che qui si arrestava, e il cui accesso, da via Due Obelischi, era stato aperto dall'intendente borbonico Giuseppe Alvaro, Principe di Manganelli, nel 1835.

Fin dai primi decenni del secolo scorso il quartiere è stato oggetto di urbanizzazioni, di estensione e importanza limitata, prima, sempre più imponenti, poi. Tra gli anni Dieci e gli anni Trenta vennero realizzate piccole lottizzazioni impostate sull'apertura di strade ortogonali alle strade rurali esistenti che, così, cominciarono a subire una lenta trasformazioni in strade urbane, spesso senza che venissero adeguate le caratteristiche geometriche e dimensionali.

Il fenomeno è già abbastanza sviluppato nel 1931, al momento di impartire le indicazioni per la redazione del PRG: Barriera viene considerato tra i sobborghi in cui "naturalmente" dovrà avvenire l'espansione della città. Dopo la guerra, le vicende relative al PRG del 1952 che non va in porto, il ritorno al regolamento edilizio prebellico e la forte pressione speculativa, fanno crescere rapidamente l'interesse per i terreni a nord della circonvallazione che diventano sede di una massiccia opera di urbanizzazione con la realizzazione, soprattutto nel corso degli anni sessanta e settanta, di edifici condominiali.

Canalicchio, vecchia piccola frazione a nord della città, diventa sede di nuovi quartieri spontanei tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta; già nel 1952 vi vengono ubicati un ambulatorio medico e una succursale dell'ufficio postale. La condizione di Canalicchio rimane, però, sostanzialmente immutata ancora per tutti gli anni Sessanta: crescono le case edificate spontaneamente lungo le strade rurali, vengono realizzate piccole lottizzazioni, ma il carattere del sobborgo rimane rurale. A modificarne il destino è, insieme alla tumultuosa crescita che caratterizzerà Catania a partire da quegli anni, la scelta dell'UTC, recepita nel PRG di Piccinato, di localizzarvi un'area di Edilizia Residenziale Pubblica. Questa verrà realizzata nel corso degli anni settanta sulla base di un Piano di Zona per 1100 abitanti che copre un'area di 11 ettari.
Negli anni successivi, soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta, a Canalicchio ha fatto la sua comparsa l'edilizia speculativa legale. Fanno anche la loro comparsa, infatti,  i primi residence chiusi, che hanno trovato a lungo il favore della piccola e media borghesia, non molto distanti dal centro, posti in alto e collegati in modo abbastanza diretto con la città a sud della circonvallazione, all'interno dei quali, oltre agli edifici, vengono realizzate, più o meno, estese aree verdi e parcheggi. Nella parte orientale, tra la via Pietra dell'Ova e viale Mediterraneo, ci sono alcune strutture importanti: il Seminario arcivescovile, il Leonardo da Vinci, Villa Pacis, ma sono inglobate in un tessuto urbano poco coerente. 

La Citta' Universitaria occupa tutta la parte occidentale del territorio circoscrizionale. La sua storia ha inizio con gli anni Sessanta: fino al decennio precedente, infatti, le istituzioni dell'Ateneo erano ospitate negli edifici "storici" di piazza Università, via Androne e corso Italia, mentre le cliniche di Medicina erano allocate presso gli ospedali cittadini.
Verso la fine dei quel decennio cominciò a porsi la questione della necessità di reperire aree sulle quali realizzare le sedi delle facoltà, ma il programma di fabbricazione vigente, quello basato sul regolamento edilizio del 1935, non faceva alcuna previsione a riguardo.

Fu L. Piccinato che, scelto come consulente dall'Università, individuò la collina di Santa Sofia come area sulla quale realizzare la nuova Città  Universitaria: si trattava allora di una collina in parte occupata da resti di colate laviche ed in parte da coltivazioni e da manufatti di origine rurale per l'utilizzazione agricola, frantoi, pozzi, fabbricati.

Probabilmente la scelta è da porre in relazione anche con la volontà di Piccinato di rallentare la crescita dei quartieri residenziali verso nord. La prima area individuata era estesa ben 25 ettari, e si estendeva dall'attuale viale A. Doria verso nord fino alla sommità della collina, mentre a ovest era delimitata dalla via Santa Sofia. Fu lo stesso Piccinato che elaborò il piano particolareggiato destinando la sommità della collina al Policlinico e la parte più vicina alla circonvallazione alle facoltà scientifiche ed alle attrezzature comuni.

Mentre metteva mano al Programma di Fabbricazione affidatogli nel 1961, Piccinato modificò il piano particolareggiato spostando gli edifici destinati alle attrezzature comuni nella parte centrale dell'area e prevedendo nella parte alta della collina anche l'Osservatorio astrofisico. Le urbanizzazioni vennero avviate quasi subito, tanto che, fatto eccezionale per Catania, solo dopo la loro ultimazione fu avviata l'edificazione dei padiglioni.

Nel frattempo però era stata verificata l'insufficienza dell'area rispetto alle esigenze che il crescente peso delle facoltà scientifiche cui la cittadella era destinata andavano acquisendo.
Per risolvere il problema del traffico veicolare privato proveniente dai paesi etnei e diretto verso il centro della città, dall'aprile 2013 è stata attivata la linea BRT (Bus Rapid Transit), che in breve tempo collega il Parcheggio Scambiatore "Due Obelischi" a Piazza Stesicoro.