Il Tessuto Urbano

tessuto urbano

Pubblicato il:

11 marzo 2013

Ultima revisione:

1 luglio 2014

Le origini del pezzo di città che costituisce la terza Municipalità sono tra le poche che possono essere indicate con sufficiente certezza: nel Maggio del 1669, poche settimane dopo la violenta eruzione che, sgorgata dai Monti Rossi, era giunta fino a Catania, lambendo le mura di fortificazione di Carlo V e il castello Ursino, e riversandosi poi in mare, il vescovo di Catania aveva donato dei terreni posti a nord della città perché potessero insediarvisi i profughi dei casali distrutti.

I nuovi insediamenti presero il nome di Borgo e Consolazione e rappresentano la prima espansione extra-moenia della città. Appena sei anni dopo, nel 1675, la popolazione del Borgo ammontava già a circa il 10% della intera popolazione cittadina. Ciò nonostante, non veniva avvertita la necessità di unire i sobborghi alla città murata.

Questa esigenza non venne posta neanche con il piano di ricostruzione del Duca di Camastra elaborato dopo il terremoto del 1693; piano che, appunto, non prevedeva alcun superamento della cinta muraria. Eppure, fin dai primi anni successivi al terremoto, la processione di Sant'Agata era stata prolungata fino al Borgo dove esistevano due chiese dedicate alla Santa.
Perché abbia inizio il lento processo di conquista alla città dei terreni posti a nord della porta di Aci occorre attendere la costruzione dell'Ospedale S. Marco (allora collocato nell'edificio posto sul lato nord dell'attuale piazza Stesicoro, tra via Etnea e via Sant'Euplio), immediatamente a ridosso della porta e del Conservatorio delle Vergini, edificato per volere del marchese Paternò Castello proprio in prossimità del villaggio.

il tessuto urbanoDal rilievo di S. Ittar del 1832 si ricava che a quella data Borgo e Consolazione hanno ancora un carattere suburbano con l'edificazione concentrata esclusivamente lungo le strade; i due assi che collegano la parte più antica della città al tondo Gioeni, via Etnea e via Caronda, però, hanno ormai definito i primi isolati proprio in corrispondenza del Piano del Borgo sul quale si affacciano due chiese.

Il vecchio villaggio cresciuto attorno all'asse di via Consolazione presenta quel sistema di case a doppia schiera che G. Dato ha individuato come caratteristiche dei quartieri subalterni della Catania del XVIII secolo. Si tratta di raggruppamenti di case terranee monocellulari disposte sui lati lunghi di un cortile comune rettangolare segnato, sulla strada, da un arco.

L'organizzazione degli spazi ha fatto pensare a vere e proprie microlottizzazioni rappresentative di condizioni socioeconomiche di estrema povertà. Nei decenni successivi la continua creazione di isolati a ridosso di Via Etnea, e la loro progressiva saturazione, non riducono ancora la segregazione di questi sobborghi rispetto alla città murata. Anche B. Gentile Cusa, pur prevedendo un'importante espansione a occidente della via Etnea, destinata alla gente che poteva "dimorare in posti lontani dal movimento commerciale", esclude qualsiasi integrazione immediata della nuova struttura urbana con i tessuti miserrimi preesistenti, anzi individua la via della Consolazione, insieme ad un asse est-ovest da realizzare in direzione di Cibali, come circonvallazione della zona di più remota edificazione, mentre la zona di prima edificazione si arresta alla via Monserrato e al suo prolungamento verso ovest.

il tessuto urbanoNel corso di questo secolo, le cattive condizioni del tessuto edilizio di Consolazione al Borgo ne hanno fatto uno dei quartieri dei quali si è più volte proposto il risanamento con gli strumenti più diversi. Nel 1947 fu elaborato dall'Arch. G. Nicotra un piano di ricostruzione che prevedeva di infittire la maglia dei grandi isolati del piano di Gentile per favorire la edificazione anche al loro interno e per agevolare l'ulteriore espansione occidentale della città.

Il piano non venne approvato, ma nel PRG del 1952 la forte pressione speculativa portava ancora una volta alla scelta di inserire i due sobborghi all'interno della zona destinata ad edilizia intensiva. Si trattava di un espediente per innescare processi di sostituzione drastica del patrimonio edilizio come, peraltro venne fatto nel quartiere di S. Berillo che presentava morfologia simile a quella di Consolazione al Borgo. Nel 1966 viene espletato un concorso per la ristrutturazione del Borgo che viene allegato al PRG di L. Piccinato. Esso include in zona A solo la parte di tessuto, in vero assai marginale, di cui si riscontra l'esistenza nel rilievo di Ittar, mentre il resto viene inglobato nella B senza ulteriori modifiche rispetto alle previsioni del PdF del 1962 dove quella parte era stata individuata come zona destinata al ceto medio e ad ospitare edilizia semintensiva.

il tessuto urbano
Ma la terza Municipalità presenta al suo interno anche tessuti del tutto diversi da quelli derivati dai sobborghi di Borgo e Consolazione. A est di via Caronda sono infatti alcuni dei quartieri più prestigiosi della città tardottocentesca e dei primi anni del XX secolo. K Gentile Cusa, infatti, aveva destinato le aree orientali alle espansioni e all'alta borghesia, con il viale Regina Margherita che incrociava via Etnea con una larghezza identica per poi allargarsi ulteriormente in corrispondenza di piazza Trento e di piazza Verga. Il collegamento con l'ingresso di Villa Bellini avrebbe fatto sì che il viale diventasse la vera promenade cittadina. Nella maglia definita da Gentile non trova spazio il percorso già esistente della Circumetnea che, con il suo andamento da sud-est a nord-ovest, rappresenta una discontinuità nello schema ortogonale.

Questa parte del tessuto urbano catanese, in parte realizzata prima della seconda guerra mondiale, è stata completata con le densità edilizie enormemente più elevate dei condomini multipiano degli anni cinquanta e sessanta. Dal punto di vista delle attrezzature, a quelle importantissime realizzate a partire dagli anni Trenta, come il Palazzo di Giustizia e la sede delle facoltà scientifiche, si sono aggiunte quelle più recenti come la Pretura unificata, realizzata sempre in prossimità della ex piazza d'Armi. Nel frattempo, però, qualcuna ha cessato di esistere: è il caso del campo di calcio che occupava la parte meridionale proprio di piazza d'Armi, utilizzato fino alla realizzazione dello stadio di Cibali. Dal punto di vista residenziale, la parte orientale della terza Municipalità presenta sia alcune grandi ville art nouveau, come Villa Manganelli, sopravvissute alle sostituzioni degli anni del sacco edilizio, sia isolati costituiti da case da pigione prevalentemente realizzate fino agli anni Trenta, sia tessuti di più recente realizzazione.

E' una parte della città dignitosa, in alcuni casi prestigiosa, che con la progressiva crisi della funzione commerciale di via Etnea si è sempre più configurata, oltre che come quartiere residenziale alto borghese, anche come area

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