La Società

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Pubblicato il:

11 marzo 2013

Ultima revisione:

1 luglio 2014

fotoLa 4ª Circoscrizione che abbraccia il  quartiere di San Giovanni Galermo, autonomo sino al 1926, e per tutti i due secoli precedenti borgo con una precisa identità strettamente connessa all´economia agricola circostante, ne fanno un luogo a fortemente caratterizzato anche nell´immaginario collettivo e nell´idea di città diffusa fra gli abitanti di Catania e del suo hinterland metropolitano. La piazzetta con la sua Chiesa Madre dedicata a San Giovanni Battista ha da sempre costituito il principale "luogo della memoria" per gli abitanti dell´antico borgo, prima di "uscire" da San Giovanni Galermo imboccando la strada che conduce a San Pietro Clarenza o quella diretta a Gravina, Mascalucia e Sant´Agata li Battiati.

Oggi, però, queste identità e riconoscibilità, seppure non ancora del tutto compromesse, appaiono almeno in parte "cambiate" nei loro contenuti originari. Profondamente in crisi la caratterizzazione rurale del vecchio borgo, dove le antiche preesistenze strutturali sono pressoché talmente scomparse e sostituite da un addensarsi di alti palazzi di edilizia agevolata e di più modeste costruzioni abusive, attraversata da quella stretta lingua asfaltata, la via Galermo, che un tempo costituiva anch´essa luogo caratterizzante oltre che funzionale alla vita del borgo, e che oggi ha assunto una funzione affatto diversa di "grande" via di collegamento da molti dei centri dell´hinterland verso il centro di Catania e viceversa, l´identità e riconoscibilità di San Giovanni Galermo sembra aver preso altre vie. Non a caso, mentre la "piazzetta" della Chiesa Madre ha assunto l´aspetto solo di un sagrato affacciato sulla strada, all´ingresso dell'ex 5ª Municipalità ha preso forma un "nuovo" luogo simbolico costituito da quel grande bar che sorge proprio a ridosso del complicato nodo viario dove si incontrano e si dipartono strade che vanno in tutte le direzioni. Inevitabilmente, a tutto ciò si è venuta connettendo nel tempo una crescita dei suoi abitanti che però non ha inciso solo sul dato quantitativo, ma anche e soprattutto su quello "qualitativo"; una crescita, cioè, che è stata anche "trasformazione" dei suoi abitanti, con diverse culture, diverse abitudini, un diverso rapporto con il quartiere e la vita che vi si svolge. Infatti, San Giovanni Galermo è tra le meno popolate di Catania (l´ultima in graduatoria è quella di Monte Po  Nesima Superiore), è però anche quella che negli ultimi anni ha fatto registrare una regolare crescita della popolazione discretamente elevata pari, in media all´1% annuo. Una crescita, questa, dovuta, oltre che ad un consistente saldo naturale, ad un ruolo "attrattivo" nei confronti dei catanesi che provengono da altre circoscrizioni e che scelgono di venire qui a dimorare. Scarsa, invece, è la sua appetibilità per i non catanesi. E fra questi, primi fra tutti, i cittadini stranieri, anche extracomunitari, frenati dallo spento tessuto economico di San Giovanni Galermo. Per molti abitanti, soprattutto i "nuovi", la Municipalità ha il carattere del quartiere dormitorio. I resti ancora abbastanza forti della sua storia e della sua identità condivisa sono tali, tuttavia, da evitare che la condizione di oggettiva marginalità di San Giovanni Galermo si sia tradotta in evidente stato di degrado sociale e devianza minorile. Così l'ex Municipalità, se, da un lato, appare come perfettamente nella media cittadina relativamente al fenomeno della dispersione scolastica, dall´altro, è tendenzialmente la meno afflitta da quello della criminalità minorile, con i suoi minori arrestati pari appena allo 0,01% dell´intera popolazione che qui risiede.

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Per quanto riguarda il quartiere Trappeto Cibali  è da evidenziare il fenomeno tradizionalmente presente  di disagio giovanile. Qui, il fenomeno della dispersione scolastica è al di sopra della media cittadina, ponendo l'ex sesta Municipalità al quarto posto in graduatoria. Analoga è la situazione per quanto attiene al ben più grave fenomeno della criminalità minorile; un fenomeno, questo, per il quale, almeno sino alla metà degli anni '90, l'ex sesta Municipalità occupava la quarta posizione in graduatoria. Dopo quell'anno, invece, si è fortunatamente assistito ad un calo progressivo nel numero dei minori arrestati qui residenti. Ancora una volta, però, il livello di aggregazione circoscrizionale dei dati può tradire la disomogeneità delle varie parti che costituiscono il territorio dell'ex sesta Municipalità. Come molte altre, infatti, anche questa contiene in sé  diversi quartieri: tre, in particolare, Cibali, Santa Sofia e Trappeto Nord. Quartieri, questi, molto diversi tra loro per storia, per assetto urbano, per centralità nel contesto delle relazioni metropolitane e per natura sociale.

fotoIl caso del quartiere di Cibali è il più fortunato. La sua storia, il suo tessuto economico e sociale lo rendono discretamente centrale nella dinamica urbana e metropolitana. La sua identità e riconoscibilità sono affidate, oltre che ad un tessuto sociale sostanzialmente omogeneo, fatto di piccola e media borghesia, alla presenza di luoghi di aggregazione comunitaria a forte valenza simbolica, primo fra tutti quella piazza Bonadies dove la chiesa della Divina Maternità della Beata Vergine Maria (ancora da molti chiamata con l'antico nome di Madonna della Grazia), per un verso, e l'antico lavatoio pubblico, per altro verso, ne delimitano e rafforzano il ruolo di "luogo della memoria" per l'intero quartiere. Qui, inoltre, esiste quella struttura di valenza metropolitana che è lo stadio, con il quale da sempre il quartiere di Cibali si riconosce. Nell'estremo lembo meridionale, infine, quasi ai margini con l'area "di pregio" del viale Regina Margherita che inizia con piazza Santa Maria di Gesù, si trova il collegio dei Salesiani: struttura ormai centenaria e che per molti decenni ha contribuito a formare l'identità e la riconoscibilità del quartiere. Diverso il caso del quartiere di Santa Sofia. Diverso, innanzitutto, perché esso non ha la storia e le radici di Cibali, prima borgo e ora quartiere. Santa Sofia è soprattutto, se non esclusivamente, un quartiere residenziale, con quelle caratteristiche che sono proprie della residenzialità contemporanea e che spingono verso condizioni di "esclusione" e "isolamento" rendendo difficile la realizzazione di spazi identitari. A pensarci bene, infatti, l'identità e la riconoscibilità del quartiere di Santa Sofia sono affidate non al quartiere stesso, o a qualcosa che sta all'interno del suo tessuto, bensì a quello straordinario magnete ultrametropolitano che è la Città Uni- versitaria, e che sorge al di là del confine amministrativo della sesta Municipalità, sia pure adiacente. Ciò nonostante, una serie di fattori strutturali e sociali, fra i quali l'appartenenza prevalentemente alla media borghesia degli abitanti di questo quartiere, sembrano fino adesso avergli evitato che quelle condizioni di "esclusione" si traducessero in emarginazione e subalternità nel contesto urbano e metropolitano.
Non così, invece, è accaduto a Trappeto: quartiere tra i più sfortunati della città per storia e per assetto delle strutture e delle infrastrutture. Anche Trappeto è un quartiere dalla forte identità e riconoscibilità, ma più negativi che positivi. L'intero quartiere è privo non solo di elementi primari di livello metropolitano, ma anche di elementi primari "di quartiere", tali da agevolare la socializzazione e l'identità: neanche la parrocchia ha avuto finora una sua sede; manca l'ufficio postale. Alla carenza di servizi pubblici, deve aggiungersi la totale assenza di servizi privati, dal commercio alle agenzie bancarie. Nessuna sorpresa, dunque, dinanzi ai gravissimi fenomeni di disagio sociale riscontrati in questo quartiere: essi sono certamente da mettere in relazione diretta con l'impostazione segregativa che caratterizzava in parte il progetto di urbanizzazione della zona, prima, e che caratterizza del tutto la sua realizzazione anche, e soprattutto, per i ritardi e le carenze strutturali nel campo dei servizi, oggi. Delle numerosissime attrezzature previste sono state realizzate a Trappeto esclusivamente il centro di quartiere, un asilo nido e una scuola elementare. Solo in occasione delle Universiadi sono state realizzate piccole strutture sportive.

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