Il Tessuto Urbano

tessuto urbano

Pubblicato il:

11 marzo 2013

Ultima revisione:

1 luglio 2014

La quarta Circoscrizione composta dai quartieri di :
- San Giovanni Galermo (ex V Municipalità) nel corso del XVII secolo fu completamente raso al suolo dalla colata lavica del 1669 che sgorgava dai Monti Rossi, giunse fino al mare dopo aver lambito il Castello Ursino. In quell'occasione furono distrutti diversi centri abitati tra cui Nicolosi, Belpasso, Mompilieri, Mascalucia, Camporotondo, San Pietro Clarenza. Del precedente villaggio, ovviamente non rimase che qualche piccolo edificio di carattere rurale, ma i superstiti ricostruirono le loro case quasi nello stesso luogo. Già all'inizio del XVIII secolo furono censite 116 case con 458 abitanti che crebbero assai lentamente fino a superare il migliaio solo alla vigilia dell'Unità di'Italia.
Fino agli anni trenta il borgo mantenne il carattere rurale che aveva sempre avuto: anche il piano della Chiesa Madre, vero centro del villaggio, era definito da quinte edilizie poverissime, piccoli edifici terreni con carattere rurale (abitazioni ma anche depositi).
Un primo intervento che modificò l'assetto del piano fu la realizzazione, in epoca fascista, di una strada intercomunale che collegava a Catania  il comune di San Pietro Clarenza; ma il vero cambiamento radicale dell'assetto urbano di San Giovanni Galermo deve essere fatto risalire alla scelta di includerlo dentro il Piano di Edilizia Economica e Popolare nell'ambito del PRG Piccinato.

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Nel corso degli anni settanta fu progettato un insediamento per 13 mila abitanti in case popolari, di cui, però, ne furono insediati circa la metà. Nel frattempo, infatti, si era sviluppato un imponente fenomeno di abusivismo edilizio che aveva di fatto reso inutilizzabile parte della zona destinata ad edilizia economica. Oggi la separazione tra la parte di tessuto di iniziativa pubblica e quella di origine abusiva rimane ancora netta, mentre ben scarse sono le tracce degli antichi insediamenti, qualche edificio sopravissuto alla selvaggia sostituzione degli ultimi decenni, qualche portale e la Chiesa il cui primo impianto risale al XIV secolo, ma che fu riedificata alla fine del XIX secolo, subendo, successivamente, pesanti interventi di "restauro", così come il suo sagrato. Sopravvivono ancora oggi, infine, alcuni frammenti di quel bosco etneo che ricopriva parti importanti  della contrada.

Le rare ville moderne presenti nel centro abitato non sono in grado di modificare l'impressione di trovarsi più nel contesto di un piccolo paese agricolo che non in una Municipalità di Catania,  e ciò nonostante le innegabili interdipendenze con il centro cittadino.

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- Trappeto Cibali (ex VI Municipalità) occupa il vertice nord-occidentale del territorio catanese, subito al di sotto della Municipalità di San Giovanni Galermo. Il territorio urbano che le appartiene è costituito in parte da tessuti storici, ma prevalentemente da tessuti di recente costituzione le cui origini sono diverse: lottizzazioni private nelle aree prossime a piazza Santa Maria di Gesù; quartieri di edilizia residenziale pubblica nelle aree più lontane dal centro; tessuti spontanei generati da abusi edilizi poi integrati nella struttura urbana.

I tessuti storici sono quelli che si sviluppano attorno a piazza Bonadies e lungo le strade un tempo extraurbane che convergono in essa: via Cifali, via San Giovanni Galermo, via San Nullo. E' questo il nucleo originario di un piccolo borgo extra-moenia di cui si registra la presenza già prima del terremoto del 1693. In quello scorcio del XVII secolo Cifali, come viene indicato nei documenti d'epoca, era solo un piccolo nucleo di case sparse ancora meno significativo degli altri borghi che si trovavano a nord di Catania.
Qui esisteva anche un complesso conventuale dei frati Cappuccini con la chiesa di Santa Maria degli Angeli che, secondo A. Longhitano, fu distrutto dal terremoto e ricostruito sullo stesso sito. Benché il piano di ricostruzione del Camastra non prendesse in alcuna considerazione i borghi extra-moenia, già nelle vedute di Catania che risalgono alla metà del Settecento si può riscontrare la realizzazione della vasta piazza Santa Maria di Gesù proprio lungo la strada di collegamento con Cibali e il convento dei Cappuccini. Prima formato da case sparse, ben presto Cibali vide l'insediamento di piccole case realizzate e disposte secondo schemi tipologici sostanzialmente urbani. In particolare, G. Dato ha dimostrato come nei tessuti di origine settecentesca a Cibali esistessero aggregazioni di case terranee attorno ad un cortile comune secondo uno schema del tutto analogo a quello riscontrabile nei coevi tessuti di Borgo, Consolazione e San Cristoforo. Successivamente in contrada Cibali erano state costruite alcune ville suburbane di famiglie importanti: tra esse la villa della famiglia Carcaci, segnalata sul rilievo topografico di S. Ittar del 1833.
La situazione rimane sostanzialmente immutata fino alla fine del secolo se si eccettua qualche piccola lottizzazione proprio attorno a Piazza Bonadies con la realizzazione di alcune strade laterali e la definizione di isolati irregolari - a volte triangolari - perché definiti dai preesistenti tracciati rurali. Negli anni '80 del secolo XIX B. Gentile Cusa esclude ogni tipo di collegamento della struttura urbana catanese con questo sobborgo, e arresta l'area di nuova urbanizzazione occidentale, costituita da grandissimi isolati delimitati a est dal Borgo e da Consolazione, in corrispondenza del previsto nuovo asse nord-sud che parte da via Plebiscito, di fronte all'ospedale V. Emanuele. Ma l'edificazione continua spontaneamente attorno al nucleo antico, caratterizzata da grandi isolati all'interno dei quali permangono usi rurali e orti, ma nei quali comincia a comparire un tipo edilizio, la villetta, che, negando il principio dell'allineamento su strada e collocandosi al centro del lotto, rappresenta il primo passo verso la rottura dell'isolato che si consumerà definitivamente nel secondo Dopoguerra. Tuttavia fino all'inizio degli anni Trenta Cibali rimane un sobborgo collegato al centro di Catania solo per mezzo di una strada a fondo naturale. Si tratta, a dire il vero, di una condizione abbastanza diffusa ancora in quegli anni, al punto che, proprio all'inizio di quel decennio, fu messo in campo un grande programma di opere pubbliche che aveva, tra gli altri, l'obiettivo di pavimentare parte di quel 50% di strade urbane ancora in terra battuta e di sistemare alcuni spazi pubblici.

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In questo quadro venne sistemata la piazza Santa Maria di Gesù che, peraltro, faceva ormai parte del sistema dei viali. Risale a quegli anni anche la prima realizzazione di un'attrezzatura pubblica rappresentata dalla scuola elementare Corridoni. Queste scelte costituiscono il primo segnale sul futuro cui sarebbero andati incontro i terreni di Cibali, tra piazza Santa Maria di Gesù e piazza Bonadies, e poi quelli del poggio. A ridosso della parte di tessuto urbano scelto dalla borghesia di fine Ottocento per insediarvi le proprie ville, i terreni di Cibali cominciavano ad essere appetibili e, come è sempre avvenuto nei meccanismi di crescita urbana, la realizzazione delle attrezzature pubbliche implicava una crescita della rendita fondiaria e rappresentava una promessa per migliori fortune delle aree adiacenti.
La "promessa" viene mantenuta con il bando di concorso emanato nel 1931 per la redazione del PRG di Catania. Qui, come avviene per i sobborghi di Picanello e Ognina a est e per Nesima a ovest, per Cibali viene esplicitamente data l'indicazione di area naturale di ampliamento, con il chiaro obiettivo di favorire la saturazione delle aree comprese tra le ultime propaggini delle lottizzazioni realizzate attorno a viale Regina Margherita, e nei terreni Orto del Re, e il nucleo antico di Cibali. Ma il destino parallelo di Cibali e Picanello continuerà nei decenni successivi. La loro posizione all'incirca simmetrica rispetto al grande asse nord-sud costituito da via Etnea ne segna infatti le vicende.
Così, anche per Cibali il progetto del PRG del 1952 prevede la promozione da aree a edificazione semintensiva ad aree a edificazione intensiva, con elevatissimi indici di edificabilità che comportano una notevole redditività degli investimenti nel settore delle costruzioni e che conducono anche alla perpetrazione di alcuni scempi: pochi anni dopo la logica speculativa porta all'abbattimento di villa Carcaci sul cui sito viene innalzato un edificio alto più di 30 m. Anche L. Piccinato conferma questa sorta di gemellaggio tra Cibali e Picanello attribuendo, già nel Programma di Fabbricazione del 1961, una analoga elevata densità edilizia ai due quartieri, e ponendoli entrambi in rapporto con la strada di grande comunicazione che deve attraversare alla città legando la viabilità regionale a sud di Catania con quella a nord, mettendo cosi in relazione quartieri residenziali e area industriale. Quando poi Piccinato sviluppa l'idea dell'asse attrezzato, attribuendo a quella strada anche funzioni di strutturazione principale del nuovo assetto urbano catanese, Cibali, a ovest, e Picanello, a est, vengono individuati come siti in cui realizzare i due grandi centri direzionali-commerciali che devono rompere la monocentralità catanese.Una scelta, questa, che viene rafforzata nel decreto di approvazione del piano, dove le funzioni direzionali originariamente previste a San Berillo vengono cancellate e dirottate proprio sui due nuovi centri direzionali previsti. Nel frattempo, però, cresce l'insediamento di edifici abusivi che compromette in parte la realizzabilità delle previsioni di piano.  Molto più recente la storia del quartiere Trappeto Nord, a metà strada tra Cibali e San Giovanni Galermo. Fino all'inizio degli anni settanta l'area era destinata quasi esclusivamente ad usi agricoli, con prevalenza di agrumeti. Solo un paio di piccoli isolati triangolari si appoggiavano alla via San Giovanni Galermo in prossimità dell'Istituto per sordomuti Gualandi; più a nord, alcuni piccoli isolati rettangolari si erano andati costituendo a Carrubella, in territorio di Gravina. Si trattava, per certi versi, di un fatto eccezionale: fin dagli anni Trenta, infatti, sia il dibattito che gli strumenti urbanistici avevano indicato usi edificatori per molte contrade a nord di Catania. D'altra parte il piano Piccinato, che, recependo una elaborazione fatta dall'Ufficio Tecnico Comunale durante la fase di approvazione del PRG, indicava due grandi aree destinate ad edilizia residenziale pubblica attorno a San Giovanni Galermo e tra la città universitaria della collina di Santa Sofia e la strada che collegava S. Giovanni Galermo a Cibali.  Il piano era stato approvato appena nel 1969. Fu dunque a seguito dell'individuazione sull'area di Trappeto di un perimetro di area 167 per il quale elaborare un Piano di Zona che vennero create le premesse per la sua urbanizzazione. Secondo lo schema di urbanizzazione previsto, il collegamento con il centro città, a sud, e con i paesi della corona etnea, a nord, sarebbe stato assicurato da una strada di grande comunicazione tangente al quartiere dal lato occidentale. L'area era delimitata da un anello stradale a servizio delle residenze, mentre una strada che doveva avere funzione turistica di collegamento con le falde dell'Etna divideva l'intera zona in due settori: il settore nord, che originariamente doveva essere destinato ad edilizia privata, veniva quasi subito destinato al PdZ come quello meridionale. Il Piano di Zona veniva affidato a due diverse equipes: Trappeto sud a un gruppo coordinato da S. Boscarino; Trappeto nord all'Ufficio tecnico dell'Istituto per lo Sviluppo dell'Edilizia Sociale (ISES). Entrambi i progetti, approvati nel 1968, proponevano un sistema di verde e attrezzature collettive in posizione centrale e a diretto contatto con la viabilità principale, mentre la parte più alta veniva destinata alla residenza per complessivi 17.000 abitanti. Il PdZ Trappeto Nord, avviato subito, è oggi portato a compimento, mentre quello meridionale, riprogettato nel 1981, è ancora in fase di attuazione. La parte più consistente di questa recente urbanizzazione è quella che si trova a nord del viale Tirreno, l'asse stradale portante del quartiere, che costituisce un anello innestato su via Galermo. Qui risiedono oltre 5,000 abitanti concentrati in un doppio nastro di edifici lungo centinaia di metri. A Nord di Trappeto, infine, esiste una vasta area di edificazione abusiva relativamente estensiva, strutturata su una rete viaria precaria e inadeguata che si appoggia alle vie Galermo e Carrubella. La parte della ex contrada Santa Sofia, inspiegabilmente inglobata nella sesta Municipalità, è invece costituita per lo più da vaste aree agricole destinate all'ampliamento della Città Universitaria. Ma si tratta di una crescita che ha tutta l'aria di spiegarsi con il saldo naturale, vale a dire con l'incremento della natalità, superiore a quello della mortalità. Per il resto, invece, l'ex Municipalità è luogo più di partenza che di arrivo. Così almeno dicono i dati del 1997, segnalando un numero consistente di abitanti che lasciano l'ex Municipalità per trasferirsi a vivere sia in altre zone del territorio urbano, sia fuori città.

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